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Characters:
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Language:
Italiano
Stats:
Published:
2026-02-06
Updated:
2026-06-10
Words:
368,170
Chapters:
117/?
Comments:
48
Kudos:
29
Bookmarks:
2
Hits:
1,335

//code: BRADA

Summary:

Il Digital Circus ha un nuovo bug. Jax crede di aver trovato un giocattolo, ma Nenia è una predatrice che sta solo imparando a conoscere la sua gabbia. In un mondo di pixel, i filtri di Caine cedono sotto il peso di impulsi troppo umani per restare censurati.
Tra verità che sanguinano oltre lo schermo e regole nate per essere infrante, Nenia diventerà l'incendio che divora la prigione digitale. Una missione dimenticata, un'evoluzione brutale e un'unica promessa: rendere tutti, finalmente, fin troppo umani.

Notes:

Questa storia è ambientata fino all'episodio 6, pur integrando alcuni elementi dei successivi.
Chiedo scusa a Gooseworx se alcuni dettagli della lore sono stati smentiti ufficialmente dopo la stesura, ma erano ormai parte integrante della trama.
Ci tengo inoltre a precisare che, nonostante io sia consapevole che Zooble utilizzi pronomi neutri (they/them), ho scelto di riferirmi al personaggio al femminile per la oggettiva difficoltà di rendere la neutralità di genere in modo fluido nella lingua italiana; me ne scuso profondamente (nonostante GooseWorx stessa abbia detto che Zooble è a suo agio con qualsiasi pronome), poiché non è mia intenzione ignorare l'identità del personaggio.

Attenzione: Il racconto contiene scene di sesso esplicite e dettagliate!

La storia è completa (scritta in 4 mesi), ma non escludo episodi speciali in futuro.

Se volete discutere della fanfiction e confrontarvi con altri lettori, unitevi al gruppo Telegram "TADC - Italian Fandom"! Troverete un topic dedicato.
P.s. Nella storia troverete diverse reference al ridoppiaggio in italiano di Gin Fotonic e co. che trovate su Youtube! ESASE!

Chapter 1: Oh mer-BOING-da!

Chapter Text


La luce esplose all'improvviso, accecante e satura di colori impossibili. Una musichetta circense, frenetica e ripetitiva, iniziò a martellare nelle orecchie di Nenia come un trapano.
Era stata catapultata su un pavimento duro a scacchi. Si alzò a fatica, sentendo il corpo rigido, sbagliato. Si guardò le mani: non c'era pelle, ma legno laccato. Le giunture delle dita erano sferiche, come quelle di una vecchia bambola da ventriloquo o di un burattino.
Il terrore le chiuse la gola, l’unica cosa che riuscì a pronunciare fu: “Ma che cazzo...” Dalla sua bocca però non uscì quell’ultima parola. Un BOING cartoonesco risuonò nell'aria e una barra nera con simboli astratti le coprì le labbra.
“NIENTE LINGUAGGIO SCURRILE, MIA CARA! Il Digital Circus è un luogo per tutte le età!”
Una dentiera gigante con due occhi spaiati fluttuò verso di lei, agitando un bastone. Lei si ritrasse indietro. “E tu che cosa caz-BOING-zo sei?!”
“Wow”, intervenne una voce un po’ più distante. Nenia alzò lo sguardo. Era un coniglio viola, alto e snello, con una salopette rosa ed un ghigno inquietante sulla faccia. Si staccò dalla colonna a cui era appoggiato e si avvicinò con un sorrisetto strafottente. “Nemmeno mezzo secondo e ti sei già fatta censurare! Per ben due volte! Questo è un record.”
“IO SONO CAINE! Il Ringmaster di questo circo, il vostro fornitore ufficiale di traumi e divertimento!” disse l’uomo-dentiera, fluttuando e facendo una giravolta di fronte a lei.
La donna continuò a guardarsi le mani con inquietudine, poi si voltò verso il mondo colorato in cui si trovava. "Ma… dove caz-BOING-zo sono finita?!"
Il coniglio viola che prima era intervenuto si piegò in una risata rumorosa. “Non ci credo… siamo già a tre!” Lei alzò lo sguardo nella sua direzione e lo studiò meglio. C'era qualcosa in quel coniglio... qualcosa di incredibilmente familiare che le fece pulsare le tempie, come un ricordo sbiadito che cercava di riemergere, ma che non riusciva a mettere a fuoco. Una piccola fitta le attraversò il cranio.
“Te l'ho appena detto!” esclamò la dentiera volante, che a quanto pare si chiamava Caine, spalancando le braccia in un gesto teatrale che fece quasi cadere il suo cilindro. “Nel favoloso Digital Circus! Il luogo dove tutto può accadere, tranne le parolacce!”
Attorno a loro, un gruppetto di figure assurde la osservava con curiosità mista a pietà: una bambola di pezza con un occhio solo ed un altro a bottone che le sorrideva timidamente, un pezzo degli scacchi tremolante che si stringeva in una veste regale viola e una strana creatura fatta di nastri rossi e con una maschera di ceramica che sembrava sul punto di piangere.
"Il Digital... cosa, signore??? " disse lei spostando di nuovo la sua attenzione su Caine.
"SIGNORE?! OH! Che deliziosa formalità! MI PIACE! Dà un tocco di... classe a questo manicomio!"
Girò su se stesso a mezz'aria.
La bambola di pezza si fece avanti, sorridendo in modo rassicurante. “Ciao”, disse con voce dolce, porgendole la mano di stoffa. “Io… sono Ragatha! Non preoccuparti. È... beh, è sempre un po' traumatico all'inizio.”
“Traumatico?! SCIOCCHEZZE!” Caine si intromise, fluttuando tra loro e spingendo via Ragatha delicatamente col bastone. “È SOLO L’EMOZIONE DEL DEBUTTO! Ma bando alle ciance! Per poterti inserire nella nostra fantastica sigla d'apertura, abbiamo bisogno di un importante dettaglio.” Si avvicinò al viso di Nenia, i suoi occhi nelle gengive si dilatarono per l'aspettativa. “Come ti chiami, mia cara?” La donna-burattino si grattò la testa, poi rispose: "Aehm... Io sono... Nenia. E voi chi siete? Traumatico? Inizio di che?"
Alla parola ‘Nenia’, l'allegra musichetta infernale sembrò incepparsi con un suono stridente. Un silenzio innaturale e pesantissimo cadde istantaneamente sotto il tendone. Caine si pietrificò a mezz'aria, la mascella bloccata in un'espressione di puro sconcerto statico, come se il suo processore avesse appena subito un crash.
Il coniglio, che la osservava con aria di sufficienza, perse il suo ghigno. Le sue lunghe orecchie viola scattarono verso l'alto e si staccò dalla colonna a cui si era poggiato di nuovo, raddrizzando la schiena e fissandola con un'intensità nuova, quasi allarmata.
“Ha... ha detto il suo nome?” sussurrò la ragazza fatta di nastri, che iniziarono a tremolare visibilmente, mentre la sua maschera triste sembrava farsi ancora più cupa. “Ma, è impossibile! Nessuno ricorda il proprio nome quando arriva qui! Nessuno!”
Il pezzo degli scacchi, che stava in piedi tremante, sgranò gli occhi disordinati fissando il vuoto, le mani che gesticolavano a scatti. “Errore di calcolo! Anomalia nel database! Le sinapsi digitali non dovrebbero trattenere i dati anagrafici pregressi! È un bug?! Siamo sotto attacco?!” urlò, girando su se stesso in preda al panico.
Caine si riprese con uno scossone grafico, planando bruscamente a pochi centimetri dal naso di Nenia. “Nenia? Sei sicura, mia cara?” La scrutò con i suoi occhi spaiati, scettico e agitato. “Non è che hai appena sputato fuori una combinazione casuale di lettere come "XDDCC" e ti è andata bene? Perché di solito qui la memoria del passato fa... poof!” Mimò un'esplosione con le mani, ma il suo sorriso era decisamente tirato.
"Beh, ho un nome strano, ma la vostra reazione mi sembra... esagerata! XDDCC??? Ma cos... " rispose lei ancora più confusa.
“Non è affatto esagerata!” ribatté Caine, facendo apparire dal nulla un registro olografico che fluttuava a mezz'aria. “Di solito qui i nomi si sciolgono come neve al sole digitale! I nuovi arrivati balbettano, glitchano e alla fine devo scegliere io per loro!”
Scorse freneticamente una lista con il dito guantato. “Proviamo a inserirlo: N-E-N-I-A.” Il pannello emise un allegro DLING! verde di conferma. Caine rimase a bocca aperta, gli occhi che roteavano in direzioni opposte per lo stupore. “Incredibile! Il sistema lo accetta! Sei la prima in assoluto a mantenere il tuo nome originale! Che emozione!”
Il coniglio viola si fece avanti, invadendo lo spazio personale di Nenia con una lentezza calcolata. La scrutò dall'alto in basso con quei suoi occhi gialli e delle pupille rettangolari, un misto di cinico sospetto. “Un nome vero?” mormorò, chinandosi leggermente verso di lei. “E dimmi, ‘Nenia’, ti ricordi solo quello? O la tua testolina di legno ha conservato altri segreti del mondo reale? Tipo: chi eri?”
La bambola di pezza intervenne, posando una mano di stoffa sul braccio viola del coniglio per tirarlo indietro. “Jax, smettila. La spaventi! Lasciala respirare.” Lui la strattonò, allontanandosi e sbuffando. Nenia guardò quel coniglio familiare per un momento, poi si rivolse alla bambola: "Hey, tesoro… che... sta succedendo?" Ragatha arrossì leggermente sulla stoffa delle guance, colta alla sprovvista da quel tono confidenziale. “Oh, beh... è complicato. Sei nel Digital Circus. È un mondo virtuale e, ecco, noi viviamo qui. E non… non possiamo andarcene.”
Il coniglio sbuffò, incrociando le braccia magre. “Traduzione: siamo prigionieri in un incubo color pastello. E tu sei la nuova carne fresca. O legno fresco, nel tuo caso.” disse ridacchiando. "Non possiamo andarcene??? Ma che ca... " Non fece in tempo a finire la parola che Caine riapparve tra loro con una piroetta, ignorando totalmente la tensione. “Dettagli, dettagli! La cosa importante è che ora sei dei nostri! E per farti sentire subito a casa, è ora del Grand Tour! Seguitemi verso i dormitori! Troveremo subito la tua stanza!” Caine la spinse allegramente lungo il corridoio, ignorando la sua protesta. “Niente panico! Ti abituerai in un battito di ciglia digitale!”
Si ritrovarono in un lungo atrio, dove si affacciavano numerose porte. Ognuna aveva un ritratto disegnato del proprietario, altre mostravano la sagoma anonima di un manichino di legno da disegno ed altre ancora erano barrate con una X e sotto di essa c’erano dei disegni di altri individui cartooneschi.
Il Ringmaster si fermò davanti ad una porta. Il ritratto mostrava il volto di Nenia in quel corpo: gli occhiali, le trecce blu, la mascella da bambola. “Ed ecco la tua reggia!” esclamò il direttore, spalancando l'uscio e rimanendo fuori dalla porta.
L'interno era... spiazzante. Una parete era interamente coperta da rastrelliere piene di armi - pistole, coltelli, fucili - che però avevano l'aspetto colorato e innocuo di giocattoli di plastica. C'era una libreria stracolma di tomi con titoli come ‘Criminologia Applicata’ e ‘Anatomia Forense’. In un angolo pendeva un pesante sacco da boxe e dall’altra, in contrapposizione, c’era un pianoforte a muro e sopra di esso, attaccati alla parete, dei poster di diversi musical - Hair, Il Fantasma dell’opera, Rent. Ma la cosa che attirò subito l'attenzione di tutti fu il letto: sopra la testiera, appese al muro, erano agganciate manette, corde e strani strumenti di cuoio che sembravano usciti da un dungeon.
Ragatha si coprì la bocca con la mano di stoffa, sgranando l'occhio. “Oh cielo! È... particolare.”
D’improvviso spuntò un altro individuo dal corridoio. Un personaggio che sembrava fatto di vari pezzi di plastica incastrati fra loro di vari colori. Si affacciò alla porta “Oh mer-BOING-da, una nuova arrivata?” disse, poi diede un'occhiata veloce alla stanza, ruotò gli occhi e si allontanò. "Troppa roba strana. Ci si vede." La sua testa scomparve alla fine del corridoio.
Il coniglio, che li aveva seguiti fischiettando, si bloccò sulla soglia. I suoi occhi gialli scorsero rapidamente le armi finte, il sacco da boxe e si fermarono sul letto. Un sorriso sghembo e malizioso gli tagliò la faccia. “Bene, bene...” mormorò, entrando senza chiedere permesso e toccando il saccone. “Chi l'avrebbe mai detto? Sembra che la bambolina abbia degli hobby interessanti. Molto interessanti.”
Nenia arrossì visibilmente guardandosi intorno "Ma che cosa siete, una specie di stalker che mi hanno... rapita e portato in questo caz-BOING-zo di posto?"
“Stalker? Rapitori? Ma che fantasia macabra!” Caine rise, un suono digitale e gracchiante che fece vibrare i vetri finti di una finta finestra di fianco al piano, restando fuori dalla soglia della stanza. “Il Digital Circus è un paradiso! E questa stanza non l'abbiamo arredata noi, mia cara. È stata generata proceduralmente dalla tua.:. chiamiamola ‘essenza mentale’!”
il coniglio viola, che non aveva smesso di curiosare, afferrò un paio di manette di cuoio dalla testiera del letto, facendole dondolare sul dito indice con aria divertita. “Già, sembriamo proprio noi i pericolosi qui”, commentò sarcastico, spostando lo sguardo dalle manette alle armi appese al muro. “Dico sul serio, bambolina. Chi eri fuori da qui? Una dominatrice o una serial killer? Perché inizio a pensare che dovremmo essere noi ad avere paura di te.”
“Sei sempre così fastidioso, coniglio? Se non esci dalla mia, a quanto pare, stanza te le faccio provare quelle”, rispose finalmente Nenia, perdendo la pazienza. Lui scoppiò a ridere, una risata secca e gracchiante, mentre solleva le mani in segno di finta resa. "Oh, audace! Mi stai invitando a cena o stai cercando di arrestarmi, agente?” Fece un passo verso di lei, roteando le manette sull’indice. “Ti avverto però, tesoro: se mi leghi, poi divento una tua responsabilità. E credimi… sono un animale domestico terribile. Sporco, mangio molto e non obbedisco ai comandi."
La bambola, paonazza, si mise in mezzo, cercando di spingere delicatamente Nenia fuori dalla stanza. “Okay, abbiamo visto abbastanza! Credo che Nenia sia stanca e confusa! Perché non andiamo tutti a cena? Caine ha preparato un banchetto, vero? Ha deciso che sarà un’attività quotidiana per farci sentire più… normali!”
La donna-burattino continuò a guardare storto quel coniglio invadente, poi spostò lo sguardo sulla bambola di pezza "Un banchetto? Non ci sto capendo più niente ma... O-ok?"
Ragatha le sorrise incoraggiante e la guidò fuori da quella stanza inquietante, mentre il coniglio rimise a posto le manette con un ultimo sguardo divertito, seguendole fischiettando.
Tornarono nell'atrio principale, sotto il tendone centrale nella sala comune, dove Nenia si era ‘svegliata’ poco prima. Con uno schiocco di dita teatrale, Caine fece apparire un lungo tavolo banchetto, stracolmo di pietanze dai colori saturi e dalla consistenza plasticosa: cosce di pollo giganti, torte luccicanti e gelatine che tremolavano in modo innaturale.
Tutti presero posto. Il coniglio si lasciò cadere sulla sedia accanto a quella libera, mettendo sfacciatamente i piedi sul tavolo e incrociando le braccia dietro la testa. Nenia si sedette rigida, osservando con sospetto un piatto che sembrava un arrosto pixelato che le era apparso davanti. “Senta, signore”, esordì, alzando lo sguardo verso Caine che fluttuava a capotavola. “Non c'è nulla di vegetale? O almeno che non sembri un animale morto? Sono vegana.”
Il coniglio viola la guardò sgranando gli occhi e scoppiò in una risata sguaiata, quasi ribaltandosi con la sedia. “Vegana?” ripeté il coniglio, ghignando e mostrandole i denti gialli. “E senza che nessuno voti per fartici diventare? Sei seria? Sei intrappolata qui dentro, sei fatta di legno, e ti preoccupi della dieta? Rilassati, bambolina, qui niente ha sofferto. A parte noi, ovviamente, a dover ascoltare queste sciocchezze!”
Lei si voltò direttamente nella sua direzione. “Ora mi è venuta un'improvvisa voglia di mangiare coniglio!” Lui non indietreggiò di un millimetro e invece di spaventarsi, scoppiò a ridere di nuovo. Una risata genuina, cattiva e divertita. Si passò una mano sulle lunghe orecchie viola, tirandosele leggermente all'indietro come per metterle in mostra. "Wow. Ambiziosa." Poggiò i gomiti sul tavolo, intrecciando le dita nei guanti gialli e appoggiandoci sopra il mento. "Non ti conviene, sono pieno di conservanti, sarcasmo e colesterolo digitale. Ti rimarrei sullo stomaco per settimane!" La guardò dritta negli occhi, con la pupilla rettangolare che si assottigliava. "Ma ehy, se pensi di avere i denti abbastanza forti per masticarmi, accomodati pure! Mi piace vedere la gente soffocare provandoci."
Lei Ignorò la sua provocazione e si voltò verso gli altri commensali, scrutandoli con un misto di sospetto e curiosità clinica. “Sentite”, disse, indicandoli uno a uno con il dito di legno. “Avete detto che non posso uscire. Che questo è un… circo digitale. Ma voi, cosa siete? NPC? Intelligenza artificiale difettosa? O c'è... c'è qualcuno di vero lì dentro?”
La bambola di pezza abbassò lo sguardo, tormentandosi le mani con un sorriso triste. "Siamo persone, Nenia." rispose piano. "O almeno, lo eravamo. Prima di indossare uno strano visore e finire qui. Siamo umani, proprio come te."
"Già", intervenne una voce gracchiante e scocciata. Lo strano personaggio fatto di pezzi che prima era passato nel corridoio li aveva raggiunti e si era seduta poco distante. Si staccò un braccio per grattarsi la schiena, poi lo riattaccò con un ‘clack’ secco. "Benvenuta nel club dei disperati, bambola. Mettiti comoda, sarà una lunga eternità."
Lo scacco, che fino a quel momento aveva fissato intensamente un insetto digitale che camminava sulla tovaglia, urlò di colpo, facendo sobbalzare la ragazza-maschera accanto a lui. "Umani?! Chi ha detto umani?! Io sono un pezzo degli scacchi! O forse sono il re di un regno perduto?!" Si nascose tremando dietro la povera ragazza, che con la sua maschera triste sospirò, i nastri del corpo afflosciati.
Improvvisamente, un rumore di passi frenetici interruppe il delirio. Una ragazza vestita da giullare arrivò di corsa, scivolando quasi sul pavimento lucido, il cappello che rimbalzava e gli occhi erano sgranati. "S-Scusate il ritardo! Stavo…" ansimò, aggrappandosi al bordo del tavolo proprio davanti a Nenia, col fiato grosso e senza finire la frase. Guardò la nuova arrivata con aria interrogativa: “E tu chi sei?!”
il coniglio addentò una coscia di pollo digitale che fece un rumore di ‘crunch’ esagerato, sputando qualche pixel. "Pomni, rilassati o ti verrà un infarto."
“Ehm… piacere di conoscerti.” disse Nenia porgendole la mano legnosa che la ragazza giullare afferrò “Sono Nenia e si, a quanto pare sono la nuova arrivata”, poi si voltò di nuovo verso la bambola di pezza. "Quindi... Siete umani? Cristo! Mi sta friggendo il cervello". Si poggiò le dita sulle tempie sobbalzando per un momento sentendo il tocco inaspettato del legno a cui non era abituata, poi sbuffò.
Pomni, la ragazza giullare, intervenne “Quando sei arrivata? Sei... sei un'umana anche tu?”. Nenia annuì senza parlare. La giullare sorrise. “Sai, quando sono arrivata qui abbiamo fatto un banchetto come questo! Ultimamente a Caine piace riproporlo spesso, da quando gli abbiamo fatto capire che ci piacciono i rituali quotidiani! Ci danno un senso di… normalità!”.
Lo sguardo della giullare cadde nel vuoto e si lasciò cadere pesantemente sulla sedia di fianco alla sua. Nenia alzò di nuovo lo sguardo, iniziando a fissare insistentemente quella composta da vari pezzi colorati.
Lei, notando lo sguardo insistente di Nenia sui suoi pezzi scoordinati, incrociò le braccia con uno scatto stizzito che fece cigolare la spalla. “Che c'è? Mai visto un'opera d'arte astratta?” ringhiò, distogliendo lo sguardo. “Smettila di fissarmi o ti cavo quegli occhi di vetro.” Il coniglio ridacchiò, indicando Nenia con l'osso di pollo spolpato. “Benvenuta nella gabbia di matti, bambolina.”
Lei si guardò di nuovo le mani, poi tornò su ‘l’opera d’arte astratta’. "Sc-Scusami! Non volevo fissarti. Sei... interessante, comunque. Per quel che può valere il mio giudizio. Cercavo di comprendere meglio il tuo... avatar? Siamo avatar, suppongo". Si strinse nelle spalle. "Ma non so i vostri nomi, a parte quello dello stro-BOING-nzo viola qui.” disse indicando il coniglio viola con il pollice. “La signorina di pezza ti ha chiamato Jax, giusto?”.
Lui strabuzzò gli occhi “Non ti sfugge niente eh, Pinocchietta affascinante? Credo che andremo molto d'accordo. Specialmente se continui a provare a insultarmi con quel vocabolario da scaricatrice di porto.”
"Allora smetterò di insultarti, vediamo se ti piace anche questo", e alzò il dito medio che subito si coprì con una barra nera. "MA CHE CA-BOING-ZO!!!”. Jax scoppiò in una risata, mostrando la sua bocca aperta ed i denti appuntiti per un momento. Caine picchiò delicatamente Nenia sulla testa con il bastone, come se stesse rimproverando un cucciolo disobbediente. “Niente gesti osceni! Il Digital Circus è un ambiente family friendly! Le mani servono per applaudire, abbracciare e indicare le uscite di sicurezza… inesistenti!”
Lei sbuffò, poi si voltò di nuovo verso gli altri. “Quindi, come devo chiamarvi? Se devo restare qui vorrei almeno sapere con chi.” La ragazza composta di pezzi colorati ruotò i suoi grandi occhi tondi, apparentemente meno irritata dopo il complimento goffo di poco prima. “Zooble”, grugnì, infilzando un pezzo di cibo non identificato con forzata noncuranza. “E ti ho sentita: ‘interessante’ è un modo carino per dire ‘un casino di pezzi a caso’. Comunque, benvenuta nel club.”
La ragazza giullare abbozzò un sorriso tremolante, aggiustandosi il cappello a sonagli che pendeva di lato. “Io sono Pomni. Piacere.”
La bambola di pezza giocava con dei finti piselli nel suo piatto, quando si sentì osservata e alzando lo sguardo vide Nenia che, tenendosi il viso con una mano, la fissava insistentemente. "Mi pare di non aver sentito il tuo nome prima, dolcezza. E nemmeno quello della signorina, li, con la bella maschera". La bambola mantenne il suo sorriso gentile, anche se un velo di imbarazzo le colorò le guance di pezza. “Oh, ehm... te l'ho detto nel trambusto di prima, ma capisco che ti sia sfuggito”, rispose con dolcezza, toccandosi il petto. “Io sono Ragatha.”
Jax scoppiò in un’altra risata “Ah, il mio nome lo hai memorizzato ed il suo no! 1 a 0 per me, Ragghy! Come poteva essere altrimenti?”. Ragatha lo guardò storto.
La ragazza con la maschera, sentendosi chiamata in causa, sussultò leggermente. Si strinse i nastri al corpo come se volesse sparire. “Io sono Gangle”, sussurrò con voce flebile, sfiorando la maschera triste che portava sul volto. “Piacere.”
Jax addentò un altro pezzo di pollo, parlando con la bocca piena. “Non abituarti troppo a quella faccia, bambolina”, commentò indicando Gangle con un cenno del capo. “Gangle ha un alter ego molto più allegro, ma si rompe letteralmente ogni cinque minuti. È praticamente il nostro puzzle vivente.” "È un piacere conoscervi. " rispose Nenia ignorando Jax. Inclinò la testa al contrario guardando Caine. "E lei, Signore, è umano?"
Caine spalancò la mascella in una risata gracchiante, mentre i suoi occhi roteavano all'indietro per l'orrore.
“Umano?! Io?! Oh, no!” esclamò, fluttuando più in alto per guardarla dall'alto in basso. “Mia cara, io sono pura, immacolata Intelligenza Artificiale! Sono colui che controlla il sole, la luna e beh… tutto questo!” Fece un gesto ampio che abbracciò l'intero tendone, facendo apparire e scomparire coriandoli dal nulla. Poi si avvicinò di più a lei “E dammi pure del tu, santo cielo! Anche se ammetto di apprezzare questo tuo modo di rivolgerti a me!”.
Jax roteò gli occhi, pulendosi i denti con l'unghia. “È il capo”, tradusse seccamente. “O il carceriere. O un programma impazzito con troppi poteri amministrativi. Scegli tu la definizione che ti fa dormire meglio la notte.”
Nenia abbassò la voce avvicinandosi a Jax. "Mi sembra simpatico. Non lo è?" Jax inarcò un sopracciglio, non ritraendosi da quella vicinanza improvvisa. Anzi, si sporse impercettibilmente verso di lei, abbassando la voce in un sussurro rauco e complice. “Oh, adorabile. Come un'estrazione dentale senza anestesia.”
Poi la donna si voltò verso lo scacco, che non si era presentato e sembrava cercare di afferrare qualcosa di invisibile che gli svolazzava attorno. "lo scacco chi è?"
Alla domanda il pezzo degli scacchi sembrò captare la sua attenzione come un radar. Scattò in piedi, facendo quasi cadere la sedia.
“Chi?! Cosa?!” urlò, sgranando gli occhi disallineati e agitando le mani fluttuanti. “Sono sotto osservazione?!” Poi, notando che Nenia lo guardava semplicemente senza minacciarlo, si calmò di colpo, resettandosi in una posa composta. “Oh. Ciao. Io sono Kinger. Sono... il Re. Credo. O forse ero un pedone promosso? Non ricordo la burocrazia!”
Ragatha sorrise dolcemente, intervenendo per rassicurarla. “Kinger è qui da più tempo di tutti noi. A volte... beh, la sua mente vaga un po', ma è innocuo.”
"Innocuo o meno, mi piace già", disse a voce più bassa, mentre Kinger sembrava osservare una forchetta con strana curiosità. Pomni la guardò facendole un sorriso dolce ed annuendo. “Kinger è una brava persona.” Nenia la guardò e le sorrise di rimando. Poi pose un’altra domanda: "Ma cosa si fa qui? Si mangiano cose. Si dorme. È una specie di simulazione alla ‘The Sims’ o si fa anche altro? Perché sembra, cosa? Un videogioco?"
Jax sghignazzò, dondolandosi sulla sedia in equilibrio precario con le mani dietro la testa. “The Sims? Magari!” ribatté con un ghigno amaro. “Lì almeno se ti stufi puoi togliere la scaletta dalla piscina e farla finita. Qui? Qui sei immortale, dolcezza. E la noia è l'unica cosa che ti uccide lentamente.”
“AVVENTURE!” tuonò Caine, svolazzando al centro del tavolo e facendo esplodere dei piccoli fuochi d'artificio innocui sopra un tacchino di plastica. “Ogni giorno il vostro amato Ringmaster crea per voi strabilianti, IN-CRE-DI-BI-LI AVVENTURE! Per tenere le vostre menti... ehm... stimolate e lontane dall'astrattizazione!”
Ragatha annuì, cercando di rendere la cosa meno inquietante di quanto sembrasse. “È un modo per passare il tempo. Caine crea dei livelli, delle missioni. Domani ne vedrai una. Ne facciamo una quasi ogni giorno!”
"Astrattizzazione? Che roba è?!" chiese la ragazza-burattino improvvisamente, incuriosita da quel concetto mai sentito.
Alla parola "astrattizazione" l'atmosfera al tavolo cambiò istantaneamente. Se prima c'era una tensione di fondo, ora c'era puro terrore. Ragatha rabbrividì visibilmente, stringendosi le braccia di pezza al petto, mentre Kinger emise un verso strozzato.
Caine sembrò rendersi conto di aver toccato un tasto dolente e fece un sorriso tirato, agitando le mani. “Oh, nulla di cui preoccuparsi al tuo primo giorno! Dettagli tecnici! Cose noiose da nerd!”
“Già, niente di cui preoccuparsi il primo giorno… Ne so qualcosa!” disse Pomni sottovoce, sospirando. Jax, però, non si lasciò sfuggire l'occasione. Si sporse sul tavolo verso Nenia, i suoi occhi gialli ridotti a due fessure luminose e crudeli. “È il Game Over, bambolina”, disse con voce bassa e grave, perdendo per un attimo il tono beffardo. “Quando la tua mente si spezza, quando smetti di capire chi sei, il tuo corpo cede. Diventi un mostro nero, un ammasso di glitch senza cervello che distrugge tutto quello che tocca.”
Indicò con il pollice il pavimento, verso il basso. “E quando succede, Caine ti butta nella cantina. Per sempre.”
Nenia lo guardò con un misto di preoccupazione e curiosità negli occhi. "Oh. Capisco. Credo. Ed è successo a molti finora? Sono ancora in questa... cantina?" chiese piano, notando la tensione nell'aria. Ragatha abbassò lo sguardo sul suo piatto, incapace di reggere il contatto visivo. “Sì…” rispose con un filo di voce. “Ce ne sono... alcuni. E sì, sono ancora lì sotto. Non muoiono, Nenia. Semplicemente, smettono di essere loro.”
Jax sorseggiò rumorosamente una bevanda dal colore improbabile, godendosi visibilmente il disagio generale. “È come una discarica di mostri”, aggiunse con noncuranza. “Caine li tiene lì perché non sa che altro farne. A volte, se appoggi l'orecchio al pavimento nel cuore della notte, puoi sentirli lamentarsi. O forse è solo Kinger che russa, chi lo sa.”
Caine, sentendo l'atmosfera farsi troppo cupa per i suoi standard, batté le mani. “Basta! Basta con queste storie dell'orrore! Mi fate scendere l'indice di gradimento!” Fluttuò sopra il tavolo, facendo sparire i piatti con uno schiocco. “La cena è conclusa! Tutti a nanna! Domani ci aspetta una giornata piena di... AVVENTURE NON LETALI!”
Mentre gli altri si alzavano rassegnati, Jax passò accanto a Nenia, chinandosi verso il suo orecchio. “Dormi bene, bambolina”, sussurrò, il tono beffardo che nascondeva un avvertimento. “E chiudi bene la porta. Non si sa mai cosa può ‘glitchare’ fuori dal pavimento.” "Tsk!” rispose lei.”Se credi di spaventarmi con cosi poco… "
Jax ridacchiò, per nulla offeso, anzi, sembrava divertito dalla sua ostilità. “Dimenticavo di avere di fronte Rambo in versione legnosa”, commentò, voltandole le spalle e incamminandosi con le mani in tasca. “Notte, vicina.”