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the darkest hour of the darkest night comes right before-

Summary:

" Kaveh si disse che morire sarebbe stato meno doloroso se gli fosse stato concesso di dire addio.

Alhaitham però non si voltava. "

Notes:

quest'au è basato sulla versione di gluck del mito, dove ad orfeo viene proibito di rivelare ad euridice della condizione imposta da ade, e lei passa tutto il viaggio a pregarlo di guardarla + tutta la storia è pesantemente influenzata dal mio immenso amore per il musical di hadestown (che vi consiglio CALDAMENTE) quiiiindi... già, niente happy ending questa volta chat mi dispiace

(See the end of the work for more notes.)

Work Text:

"Alhaitham,"

La strada lungo cui stava arrancando era avvolta nell'oscurità, fiocamente illuminata da una singola lanterna che continuava ad avanzare, lasciandolo indietro.

"ti prego."

L'eco dei suoi passi era assordante, lento come quello che restava del battito del suo cuore.
Non riusciva a sentirne un altro.

"Ti scongiuro,"

Ogni tentativo di parlare stava diventando sempre più faticoso, le parole soffocate nella sua gola come la fiamma di una candela che si affievolisce fino a spegnersi quando la si copre con le mani.

"voltati."

Non riusciva a smettere di tremare mentre il gelo gli si insinuava nelle ossa, strisciandogli fin dentro alle vene come un serpente, pronto a conficcare le zanne nella carne e abbandonarlo ad una agonia da cui nessuno avrebbe mai più potuto salvarlo.
Sarebbe stata la seconda volta, per lui.

Kaveh però sapeva che non avrebbe sopportato di morire di nuovo. Non così, almeno...

Perché quando si era abbandonato tra l'erba con il viso rivolto verso il sole e la caviglia grondante di veleno, chiudendo gli occhi consapevole che non li avrebbe aperti mai più, l'unica cosa che occupava i suoi pensieri era l'uomo che avrebbe desiderato rivedere almeno un'ultima volta.

Per un momento immaginò di vincere l'inevitabile e tornare a casa, dove lui attendeva il suo rientro. Lo avrebbe rimproverato, ma solo dopo averlo aiutato a sfilarsi di dosso la mantella. Gli avrebbe detto che se fosse arrivato con qualche altro minuto di ritardo lo avrebbe chiuso fuori, mentre lo avvicinava per i fianchi e lo baciava lì, a pochi passi dall'ingresso, perché privarsene anche solo per un istante in più era inconcepibile per quell'uomo che non aveva mai imparato ad essere paziente.

Kaveh si disse che morire sarebbe stato meno doloroso se gli fosse stato concesso di dire addio.

Alhaitham però non si voltava.

Colui che amava più di chiunque altro, che gli aveva mostrato quanto bella potesse essere la vita se trascorsa al suo fianco, la cui perdita Kaveh aveva pianto quasi fosse stato lui ad essere in lutto era finalmente lì, abbastanza vicino da concedergli di credere che sarebbe bastato allungare la mano per riaverlo.

Ma non si voltava, camminando con lo sguardo rivolto davanti a sé e una lanterna che faceva luce quel tanto che bastava per mostrargli il passo successivo. E non si voltava.

E per quanto familiare fosse, Kaveh non riusciva a riconoscere in quella figura suo marito.

Come poteva credere che quella fosse la stessa persona che si girava a cercarlo con lo sguardo ogni volta che veniva distratto da questo o quell'altro mercante sulla strada di casa, rimanendo indietro? Dov'era l'uomo che premeva un bacio contro il metallo freddo della fede che portava all'anulare quando faceva ritorno accanto a lui, come se così facendo lo stesse ringraziando, riprendendo poi il loro cammino mano nella mano?

No... No, non voleva tornare in superficie con quest'ombra che aveva assunto le sembianze del suo amato, ma non ne possedeva il cuore.

Kaveh si fermò, il suo intero corpo che già tremava al pensiero di dirigersi di propria volontà giù, giù verso quel cimitero che pareva proseguire all'infinito, e fu solo allora che vide la figura esitare.

Lì, bloccato a metà strada tra il regno dei morti e quello dei vivi, si concesse un momento per illudersi che fosse tutto un brutto sogno, e che l'ultimo ricordo di suo marito che avrebbe conservato in eterno tra le costole sarebbe stata l'intensità del suo sguardo mitigato dalla dolcezza, piuttosto che la sua schiena. Poi il silenzio venne spezzato da un unico, disperato singhiozzo, e l'ombra si voltò.

Oh.

Kaveh sentì qualcosa stringersi attorno al suo collo, un cappio che lo strattonava verso l'abisso e lo trascinava di nuovo in quell'eterna oscurità.

Alhaitham, il suo adorato Alhaitham, aveva preso forma davanti ai suoi occhi, ora così nitido e reale da non poter più essere scambiato per un miraggio, quasi qualcuno si fosse ricordato, un solo istante prima della fine, di doverne definire i contorni così che Kaveh ne potesse riconoscere i dettagli e consolarsi all'idea di averne potuto baciare ogni centimetro, ogni lembo di pelle, quando ancora ne poteva percepire il calore contro le labbra.

Quell'uomo, che per molti non era che un egoista mosso sempre e solo se motivato dal proprio tornaconto, era sceso fin nelle viscere della terra per Kaveh. Quello stesso uomo si era lanciato verso di lui con le braccia tese, come se stesse tentando di afferrarlo, di stringerlo a sè. Aveva il volto stremato dal dolore, la vista annebbiata dalle sue stesse lacrime, eppure Kaveh era certo che mai come in quel momento riuscisse a vederlo con chiarezza, così come lo vedeva lui.

"Kaveh!" lo sentì gridare, il suo nome pronunciato con talmente tanto ardore che addirittura le tenebre dell'Ade si diradarono per un istante, perché potesse raggiungere le sue orecchie.

E anche se sapeva che la sua anima fosse ormai già perduta, Kaveh si ritrovò ad imitarlo. Allungò le braccia verso di lui, guidato dall'irrazionale speranza che Alhaitham sarebbe stato in grado di rendere possibile l'impossibile, che potesse per qualche motivo toccarlo ancora. Che lo riportasse a casa.

Ma null'altro strinse, infelice, che l'aria sfuggente.

Quando riaprì gli occhi Kaveh riconobbe davanti a sé la Regina degli Inferi che lo guardava col viso velato di tristezza, in attesa. Forse si aspettava che la maledisse, che inveisse contro di lei per quel crudele tranello che Suo marito gli aveva teso...

Ma di cosa avrebbe mai potuto lamentarsi, se non di essere amato?

Notes:

qualche informazione !!
- il titolo non è altro che l'ultima battuta di euridice in hadestown prima che orfeo la interrompi voltandosi
- "null'altro strinse, infelice, che l'aria sfuggente" e "di cosa avrebbe mai potuto lamentarsi, se non di essere amato" sono dirette citazioni dalle metamorfosi di ovidio
- !! dovete !! immaginare la mia persefone come furina e ade come arlecchino o mi offendo okay le regole le faccio io

grazie mille per aver letto la mia fic, spero che vi sia piaciuta <3 se vi andasse di darmi retta quando yappo, tra le varie cose, anche di sti due imbecilli (affectionate), mi trovate su twitter come @m00n_rise !!

- pupetto 🫧