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Italiano
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2024-01-13
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A chiederci un bacio e volerne altri cento

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Da quando villa Balestra è diventata casa sua, Manuel ha imparato un'esorbitante quantità di cose su Simone.

Si sorprende ogni giorno di piccole abitudini, piccoli vizi, di quante siano in realtà le cose che ama e le cose che odia, di quali siano quelle che lo fanno sorridere e quelle che lo infastidiscono a tal punto da portarlo a chiudersi in camera sua fino a che non sbollisce.

Simone non si trattiene davanti a lui e questa cosa lo rincuora. Teme sempre che la sua presenza in quella casa - da quando Anita e Dante si sono lasciati e lei ha voluto cercare un appartamentino per tornare ad avere una sorta di autonomia - obblighi la famiglia a trattenersi nel vivere la propria quotidianità e la propria privacy.

Dante gli ha ripetuto più volte che non è così, forse leggendogli nella mente, aggiungendo che il solo fatto che Simone stia bene in sua presenza lo rende parte integrante della famiglia stessa a prescindere dalle relazioni intrecciate e stracciate degli adulti.

Proprio per questo, quella paura comunque latente ha acceso in lui l'istinto e la necessità di adeguarsi a tutto ciò, in punta di piedi.

Non si tratta di buona convivenza - anche se è consapevole di essere un uragano, di avere un caratterino poco facile, di essere particolarmente affascinato dai battibecchi, per cui ogni volta che attraversa l'ingresso di quella casa per rimanerci anche di notte, sembra farlo con un'insegna al neon sulla testa che lampeggia e dice vivere con me è 'n prurito costante ai coglioni - si tratta soprattutto del fatto che gli è ormai chiaro, da un po' di settimane - o forse mesi - che l'unica cosa che vuole è far star bene Simone, in tutti i modi possibili.

In passato ha sprecato troppe occasioni, sia di soffocare il suo dolore sul nascere, sia di raddrizzare il tiro, aggiustare le cose, recuperare il tempo e lo spazio nella vita dell'altro. Ma se ogni notte gli dorme ancora accanto, su quella brandina troppo bassa per poterlo guardare come si deve ma non abbastanza da impedirgli di sognare di avanzare di qualche centimetro e baciargli il viso mentre dorme sereno, qualcosa vuol dire.

Forse è un miracolo, forse è l'ultima possibilità.

E lui non ha la minima intenzione di gettarla via.

Se ne convince quando arriva la primavera, quando il giardino della villa si colora di verde, di fiori, di farfalle e di polline. Ma, soprattutto, se ne convince quando il corpo di Simone comincia a reagire a quella primavera, e non in modo positivo.

Nulla di grave, sia chiaro - d'altronde sua madre soffre da una vita il cambio di stagione e non fa che ripeterlo lamentandosi fino a che non arriva l'estate, dove il problema diventano i quarantatre gradi all'ombra mai sentiti prima - ma si tratta sempre di Simone.

Del suo Simone, che è sempre stanco, che fa più fatica a stare sui libri, che dorme più del dovuto e che s'arrabbia anche un po' più spesso - per fortuna o stranamente non con lui.

Apprende da Dante - e si ritrova anche a rimproverarlo - della sua dimenticanza nel comprare la vitamina B, quella che di solito aiuta Simone ad affrontare la stagione. Anche Simone stesso sembra essersene scordato, tanto da sorprendersi quando Manuel un giorno si presenta in camera con la scatola delle compresse e gli dice mo' ce penso ioperò aiutame pure te.

Una di quelle mattine, una domenica soleggiata con la villa completamente vuota, Simone sembra far più fatica del solito a svegliarsi. Manuel cammina per la stanza, si rigira i pollici, fuma troppe sigarette in veranda nell'attesa che Simone scenda le scale in tutto il suo splendore da orso coi peli arruffati e cominci a borbottare insulti incomprensibili in risposta alle sue provocazioni.

Decide, quindi, di andarsi a prendere da solo quello di cui ha bisogno: la presenza di Simone che lo fa sentire degno di respirare l'aria di quella casa, di quella città, di quella terra.

Non bada al rumore che fa la sua camminata agitata e neanche a quello delle tende spalancate con una forza tale che avrebbe potuto addirittura strapparle.

''Giù dalle brande, giovane.'' lo esorta ad alta voce, facendo quasi balzare Simone dal letto, che apre un occhietto e lo richiude subito, mentre con le mani si copre il viso.

''Ma che cazzo Manuel'' farfuglia assonnato. ''Che ore-che ore sono?''

Manuel mette le mani sui fianchi, soddisfatto. ''Le nove.''

Simone apre di nuovo un occhio solo, giusto per due secondi. ''Ma vaffanculo.'' soffia, prima di chiuderlo ancora e ritornare con le braccia sotto le coperte.

''Ao!'' Manuel gli lascia una pacca sulla coscia che porta il corvino ad aprire di nuovo gli occhi, a malincuore, e a lamentarsi sonoramente, più per il fastidio che per il dolore.

''Ao che? Manuel è domenica, lasciami dormire.''

''E che faccio io? Me lasci a vaga' solo pe' la dimora fino alle tre del pomeriggio?''

''Come se non lo facessi sempre e comunque.'' sbuffa Simone, voltandosi sul fianco opposto.

''Guarda che dalla noia potrei comincia' a puli' pure l'argenteria de tu' nonna.''

''Fai pure, almeno collabori alla pulizia della casa.''

''Sì, soprattutto se quel bellissimo vaso in ceramica vecchio quanto la madre de tu nonna finisce in frantumi sul pavimento.''

''Manuel...'' si lamenta Simone, a bassa voce. ''Stai zitto e dormi pure tu.''

Manuel si mette in ginocchio sul materasso e ''No.'' dice, prima di tirare Simone per una spalla e costringerlo a mettersi di nuovo a pancia in sù. Prova anche a scostare le coperte, ma Simone si aggrappa ad esse con tutta la forza che può. ''Dai Manuuuuu'' pigola, tirando un sospiro di sollievo quando apparentemente Manuel molla la presa e si arrende.

''Ho capito.'' sospira.

Non gliela darà vinta, né a Simone, né alle sue paure.

''Devo tenta' n'approccio più dolce, Simo'?''

I primi bacini si infrangono contro il tessuto della coperta e Simone, nascosto da essa con gli occhi serrati e il naso arricciato, ci mette un po' a capire da dove provengano quegli schiocchi. La rivelazione arriva quando il primo di quei bacini schiocca direttamente contro la pelle, su quella piccola porzione della fronte rimasta ancora scoperta.

''Manu...'' s'agita, il corvino, arricciando anche le dita dei piedi. ''Che fai?''

Subito dopo, come in rapido botta e risposta, sente un peso addosso. Prova ancora a muoversi ma si accorge di essere letteralmente intrappolato dal corpo di Manuel, che nel frattempo comincia pian piano a tirare via le coperte dal suo viso.

Ogni centimetro è un bacio, ogni porzione di pelle è uno schiocco morbido e aiuta il profumo dell'altro a prendere dimora nelle narici. Ha bisogno di trattenere il respiro, Simone, soprattutto quando dopo i baci dolcissimi e rumorosi sulle guance, sugli occhi, sul naso e sul mento, arriva l'ultimo, piccolissimo, bacio all'angolo destro delle labbra.

"Ti alzi adesso?" Manuel schiaccia il suo naso col proprio e guarda divertito gli occhi spalancati di Simone che, improvvisamente, non ha neanche più un briciolo di stanchezza in corpo.

Crede morirà direttamente, però, per come gli batte il cuore.

"No?" soffoca quasi, con tono incerto.

Manuel grugnisce mentre preme brevemente la fronte sulla sua spalla, quasi sconfitto. "Allora te soffoco." biascica, prima staccarsi e tornare e lasciare dei baci velocissimi e sempre più rumorosi su tutto il viso, mentre a Simone l'aria manca davvero.

"Arzate daiii..." lo prega Manuel, tra l'uno e l'altro.

Simone vorrebbe ribellarsi, allontanarlo - magari, se non avesse paura di una risposta, chiedergli anche perché - eppure è ben consapevole che ci morirebbe sotto quel baci.

"Ehi, M-Manuel!" prova a dire mentre si lascia andare ad una risata provocata dal solletico del respiro di Manuel sulla sua pelle. "Te la posso dire una cosa?"

"Solo se te alzi."

"È questo il punto." gli ferma il viso tra le mani con discreta forza, a pochi centimetri dal suo. "Se continui così non è che mi invogli ad alzarmi."

Manuel sbuffa, lasciando che il suo corpo faccia da peso morto su quello di Simone, mentre affonda il viso nell'incavo del suo collo.

Se ci pensa, il passo avanti l'ha fatto.

Si sta comportando da pazzo, lo sa. Riempire di baci il tuo migliore amico, dopo aver detto per mesi che fosse solo il tuo migliore amico, non è una cosa da migliore amico. Sa che serve altro per fargli capire che vuole qualcosa di più, ma nonostante Manuel sia discretamente bravo con le parole, davanti a Simone sembrano sgretolarsi tutte.

Forse i baci fanno meno danni.

Lascia scivolare la mano sull'orlo della manica della t-shirt di Simone, sotto la quale infila le dita per accarezzargli pianissimo la pelle, proprio quella porzione che un anno prima era stato lui stesso a marchiare finendo per annegare in quelle due pozze scure, profonde, piene di cose da scoprire - tra cui sé stesso.

Lo sente rabbrividire e pressa le labbra per non sorridere troppo, mentre cerca di fingere esasperazione. ''Che devo fare per trascinarti giù dal letto, principi'?''

Simone rabbrividisce ancora di più a quel nomignolo, muove la guancia sui capelli di Manuel rilassandosi, finalmente, sotto al suo tocco; era stato sull'attenti fino a che non si era reso conto che Manuel, quella volta, non sarebbe scappato via.

''Preparami la colazione.'' lo sfida.

''Ho capito che sei 'n principino, ma io non so' er servo tuo.'' protesta il riccio, muovendosi su di lui per dargli fastidio - ringraziando lo spessore delle coperte che lo aiutano ad evitare qualsiasi reazione al momento indesiderata, non sapendo che è un pensiero che attraversa anche la testa tra le nuvole dell'altro.

''Sempre meglio servo che killer.''

"Pe du' bacetti?" Manuel alza il capo di scatto e lo guarda contrariato.

"Sto soffocando, Manuel." fatica a parlare Simone, seppur divertito.

''Me stai a di' che te danno fastidio?''

"Non ho detto questo." ribatte Simone, arrossendo. "Magari puoi darmeli anche senza riempirmi lo stomaco di gomitate, tipo.'' Lo guarda con un occhio mezzo chiuso, che appena sveglio fa sempre fatica a mettere a fuoco le cose che si ritrova davanti.

Tra l'altro, non vuole perdersi nessun dettaglio prima che tutto ciò gli sgusci via dalle mani.

"Che rompicazzo." sbuffa Manuel, ancora.

Sposta finalmente il gomito per raggiungere con la mano il suo viso. Sorride furbo, adesso, e lascia scivolare il pollice sul labbro inferiore, abbassandoglielo lentamente. "L'ultimo?"

Simone sbatte le palpebre più volte, prima di riuscire a dire qualcosa di sensato dopo che Manuel l'ha sfiorato così.

''L'ultimo che?''

''L'ultimo bacio.''

Manuel si sporge fino ad arrivare ad un centimetro dalle sue labbra e Simone si ritrova ad annuire freneticamente senza neanche accorgersene, lasciando sfiorare ripetutamente i loro nasi.

Quando il sorriso di Manuel si fa più ampio, Simone prende un respiro e chiude gli occhi, pronto a sentire di nuovo quella che ormai aveva catalogato come sensazione più bella della sua vita.

L'unica cosa che sente, però, è la risata di Manuel, uno schiocco veloce sul collo, e il freddo.

Spalanca gli occhi impaurito, per paura fosse solo un sogno - o peggio, una presa in giro -, almeno fino a che, prima di sparire al di là della porta, Manuel non gli urla ''Viettelo a prende' con la colazione, principi'!''



-




Simone si aggrappa al corrimano.

S'è reso conto che le gambe non gli reggono e sa che non è il solito sintomo riconducibile al cambio di stagione. Si assicura di sentire ogni gradino sotto la pianta dei piedi prima di scendere quello successivo, maledicendosi perché già ha perso più tempo di quello che avrebbe voluto.

Ha aspettato dieci minuti prima di decidersi a scendere, li ha cronometrati. Vorrebbe chiedere scusa a Manuel per averci messo un po' troppo, perché voleva almeno rendersi decente, presentabile. La verità è che ha passato nove di quei dieci minuti seduto sul water - chiuso - a sfregare i palmi delle mani sui pantaloncini e a tentare di calmare i battiti accelerati dall'aspettativa di un bacio.

Raggiunge la cucina con la sua solita t-shirt bianca larga e stropicciata. Non ha acconciato i capelli, a stento si è sciacquato il viso e, adesso che ci pensa, non ha neanche lavato i denti.

Dannazione.

Si ferma sulla soglia quando vede Manuel versare il succo d'arancia in un bicchiere di vetro con una concentrazione estrema, gli occhi assottigliati e la lingua tra i denti. Lo vede chiudere il toast con burro d'arachidi e marmellata di fragole con precisione su un piattino e quando si volta per poggiare tutto sulla tavola i loro occhi si incontrano.

Non possono fare a meno di sorridersi, Simone per tutta la cura che Manuel sta avendo per lui, da sempre e in quel particolare periodo, e Manuel per la meraviglia che è Simone appena sveglio, ciò che ha bisogno di guardare per sentirsi veramente a casa.

''Finalmente, buongiorno principi'.'' gli dice, aggiustando le posate a capotavola.

Simone si avvicina per ammirare il tutto, ridacchiando per il post-it con sopra disegnato - male - una sorta di dito medio.

''Perché mi chiami principino?'' gli chiede, abbassando lo sguardo per l'imbarazzo. ''E soprattutto, da quando?''

Manuel schiocca la lingua contro il palato. ''Ma te sei visto allo specchio?''

''Purtroppo stamattina sì.'' Simone alza gli occhi al cielo. ''Non credo di rientrare nell'immaginario del termine, ho il passo sbilenco e ancora la forma del cuscino in faccia.''

''Pure co' la forma del cuscino in faccia 'n ce sta nessuno più principino de te, soprattutto mo' che sei servito e riverito.''

''Lo dici come se l'avessi preteso, sei tu che non mi molli un attimo.''

''E te dispiace?'' sussurra Manuel, davvero preoccupato di aver fatto troppo.

''Francamente no.'' Simone afferra il post-it, accarezza divertito il disegno e, dopo aver guardato Manuel, glielo appiccica sulla fronte.

Il riccio spalanca la bocca, indignato, mentre se lo stacca, lo accartoccia e glielo lancia addosso. ''Ma guarda te che ingrato! Dopo che t'ho preparato la colazione!'' indica teatralmente la tavola apparecchiata.

''Ah giusto.'' annuisce Simone, prendendolo in giro. ''La colazione. E...c'è solo questo, per colazione?''

Manuel dondola sui talloni per l'emozione - è pur sempre un adolescente davanti alla sua cotta o, se proprio vuole osare, davanti alla persona che assomiglia sempre di più all'amore della sua vita - e compie un passo in avanti, ritrovandosi a guardare il suo viso dal basso.

''Perché, che altro volevi?''

Simone si schiarisce la voce, sperando con tutto sé stesso di non star facendo l'ennesima sconsiderata cazzata della sua vita. Si avvicina al suo orecchio e gli sussurra, come se davvero qualcuno potesse ascoltarli. ''Io mi sarei alzato dal letto, nonostante sia stanchissimo, ma stanco morto...per venirmi a prendere un bacio.''

Nell'allontanarsi di Simone, Manuel fa un passo avanti, tanto da far sfiorare i loro nasi come minuti prima sul letto. Invece di tornare ad accarezzare il braccio tatuato, Manuel stavolta infila direttamente le dita al di sotto della t-shirt, per accarezzargli la pelle del fianco e stringerlo lievemente tra le dita.

''Uno solo?'' gli sussurra sulle labbra.

Simone scuote la testa, deglutendo. ''Cento?'' ridacchia, nervoso.

Manuel raggiunge il viso di Simone con l'altra mano, la poggia sulla guancia e gli accarezza le occhiaie col pollice. ''Guarda che cento baci stancano, principi'.''

Il corvino scrolla le spalle. ''Allora cominciamo con uno?''

Manuel annuisce. ''Cominciamo con uno.''

E lo bacia.

Devoto, leggero, profondo. Guida quel bacio come se baciasse per due, come se davvero non volesse stancare l'altro. E Simone sente di nuovo le gambe tremare, così come lo stomaco, il petto, le braccia, le dita delle mani fino ai polpastrelli.

Poi, la mano di Manuel finisce aperta sulla pelle della propria schiena, se lo tira addosso come se non fossero già abbastanza una cosa sola, ne stringe la pelle costellata di nei e Simone sembra risvegliarsi di colpo, come se non fosse mai stato stanco.

Approfondisce il bacio a sua volta, muovendo la lingua attorno a quella dell'altro come se volesse accarezzarne ogni punto, e al primo gemito di Manuel - che crede di poter morire per il modo in cui bacia Simone, come nessuno ha mai fatto prima - si fa forza, lo afferra per le cosce e lo prende in braccio.

Senza staccarsi neanche per un istante, Simone avanza sicuro fino a farlo sedere sul ripiano più sgombro della cucina, mettendosi tra le sue gambe che finiscono per circondare con forza il suo busto.

Si scompigliano i capelli con le dita, ridacchiano sulle labbra dell'altro nel rincorrersi e non smetterebbero mai, se non fosse che Manuel si ricorda di una cosa: Simone non ha ancora fatto colazione.

Deve schiacciargli le guance tra le dita per allontanarlo, che Simone non ha la minima intenzione di mettere fine a quell'idillio. Protesta cercando di riavvicinarsi, ma Manuel capisce subito che qualsiasi cosa faccia deve semplicemente tranquillizzare Simone.

Comincia a lasciargli altri baci sul viso, decine di schiocchi che servono solo a far respirare l'altro, a fargli capire che non finirà. ''Devi magna'.'' gli ordina, lasciando che le labbra sfiorino quelle dell'altro nel dirlo.

Simone si sporge per baciarlo di nuovo, con uno schiocco diverso, ma tanto forte quanto quelli di Manuel. ''Ma sai cosa importa a me di mangiare, in questo momento?''

Manuel lascia scivolare le mani sul busto e lo tira ancora più vicino a sé, poggiando la fronte alla sua.

''Importa a me, però.'' gli confessa, sospirando. ''Credo sia l'unica cosa che m'importa, che tu stia bene.'' sorride, malinconico. ''Ce la sto mettendo tutta.'' dice poi, chiudendo gli occhi.

''Manu...'' soffia Simone, mentre raggiunge le sue mani con le proprie, staccandole dal corpo e facendo intrecciare le dita una per una, lentamente, ritrovandosi in un incastro perfetto. ''Ho una fottuta paura di chiederti perché.''

Manuel si allontana di poco.

Vuole guardarlo negli occhi.

E Simone, nonostante arrossisca tanto da andare a fuoco, nonostante torni a sentire le gambe di gelatina, vuole essere guardato sempre così.

''Perché ti amo.''

Simone sospira di sollievo, sorride, affonda stanco il viso nel petto di Manuel e si culla per un po' col battito del suo cuore mentre Manuel gli accarezza i ricci, consapevole che il peso che gli grava adesso sul petto non è mai stato così leggero. Abbassa la testa, lo guarda, gli bacia i capelli e sente un piccolo schiocco anche al centro del petto, prima che Simone alzi di nuovo la testa.

''Adesso posso mangiare.'' ridacchia, allontanandosi solo per tirarselo dietro, verso la tavola.

Manuel scende con un balzo e compie una piccola corsetta per essere lui a condurre l'altro alla sedia. Gliela sposta con i modi di un gentiluomo e ''Mio principe.'' lo invita a sedersi, con una piccola riverenza.

''La ringrazio.'' Simone lo imita piegandosi lievemente sulle ginocchia e prende posto, afferrando poi il polso di Manuel quando lo vede allontanarsi quasi subito. ''Tuo principe?'' ripete, avendo afferrato la cosa in lieve ritardo.

Manuel fa roteare l'indice in aria. ''Vedi n'altro servo qui?''

Simone scoppia a ridere e se lo tira addosso. ''Vieni qua, scemo.'' lo lascia sedere sulle proprie gambe, che seppur fanno male possono sostenere tutto l'amore che stringe tra le braccia.

Aspetta che Manuel si aggrappi a lui allacciandogli le braccia al collo e mormora ''Ti amo anch'io.'', prima di baciarlo ovunque e ancora, ancora e ancora, per dieci, trenta, cinquanta, ottanta, cento volte, dimenticandosi della colazione per almeno un'oretta in più.