Chapter Text
Non puoi dimenticare l'acqua;
Vivi, ti immergi nell'acqua
Come per rivedere
L'immagine amata della tua casa
Avvolta nella nebbia e nella foschia,
Dove la musica riverbera in ogni angolo.
Nella nostalgia di casa,
Riassapori il fiume nel tuo tè.
Estratto da "Tè" di Jing Qiufeng; tradotta da Wang Meifu & Michael Soper
*
Lan Zhan oltrepassò l'ingresso del Family Mart. Dopo avergli lanciato un'occhiata annoiata da dietro il bancone, la commessa tornò a concentrarsi sul proprio cellulare. Ignorandola a sua volta, Lan Zhan andò a cercare l'acqua. Il suo volo era atterrato un'ora prima e si sentiva ancora assetato, la gola che gli graffiava a ogni deglutizione. Si sentiva avvizzito dall'aria secca e riciclata del velivolo, come un trancio di zenzero lasciato troppo tempo all'aperto. La prossima volta avrebbe preso il treno.
Passò oltre il reparto dei dolciumi e, dopo aver attraversato la sezione degli snack, stava proprio per raggiungere l'area refrigerata quando si bloccò di colpo al suono di una voce dolorosamente familiare.
"Allora, che cosa vorresti?"
Una voce infantile rispose: "Vorrei quello!"
"Pensavo che avessi detto che non ti piace il latte di soia?"
"Voglio quello." Ripeté cocciuto il bambino, al che Lan Zhan azzardò una sbirciata attorno alla vetrina. Nonostante sapesse cosa aspettarsi, fu come incassare un colpo fisico.
Wei Ying era di schiena, ma Lan Zhan l'avrebbe riconosciuto ovunque. I capelli raccolti in una bassa coda disordinata, come sempre. Erano più lunghi rispetto a tre anni prima, gli cadevano oltre le spalle, appena sopra le scapole. Con lui vi era un bambino - maschio - che gli stava tenendo la mano e lo scrutava con un cipiglio sulla fronte, un dito pigiato sulla bocca.
Sebbene si sentisse davvero stupido a sbirciarli da dietro uno scaffale, Lan Zhan restò inchiodato sul pavimento. Incapace di muoversi.
"Bene, allora ti prenderò il latte di soia, ma non voglio sentirti dire quanto non ti piaccia. E dovrai berlo, perché non ti prenderò un'altra bibita." Wei Ying suonava… autorevole. Non come se stesse facendo il babysitter. Più come… un genitore. Lan Zhan fece un velocissimo calcolo a mente. Il bambino sembrava avere sui quattro anni, ma l'ultima volta che si erano visti, tre anni prima, Wei Ying era stato palesemente privo di figli.
Forse era il figlio di sua sorella. Certo, era ovvio. Doveva esserlo. Lan Zhan ricordava quando aveva partorito. Non sembrava tanto tempo fa, ma il tempo aveva la tendenza di deformarsi nei ricordi.
Osservò, con impotenza, Wei Ying che faceva scorrere lo sportello di vetro e afferrare il latte di soia, per poi allungarlo al bambino, il quale lo accettò con un'espressione trionfante sul volto.
"Bene, abbiamo finito qui?"
"Mn!" Il nipote di Wei Ying annuì entusiasta, stringendosi il malloppo al petto.
Lan Zhan si domandò se potesse percepire la freddezza della bibita attraverso la sottile maglietta. Durante l'estate, a ShangHai, l'afa ti soffocava appena lasciata la frescura dell'aria condizionata. Ma anche così, quel cartone doveva essere gelido.
Quando Wei Ying si accinse a girarsi, Lan Zhan scattò all'indietro e riattraversò velocemente il reparto degli stuzzichini, dando loro le spalle. Se fosse rimasto molto fermo, forse non l'avrebbero notato. Si sentì nuovamente stupido, come un coniglio in fuga dal predatore. Una volta aveva visto un coniglio bloccarsi alla stessa maniera, quando un cane nelle vicinanze gli si era lanciato addosso. Il fatto sorprendente era che aveva funzionato. Appena il coniglio si era immobilizzato, il cane ne aveva perso le tracce e l'aveva lasciato stare.
Convinto di averla scampata, Lan Zhan era intento a osservare le file ordinate dei vari tipi di patatine e salatini, senza vederli per davvero, quando udì una quieta inspirazione proprio alle proprie spalle, seguita dalla voce familiare.
"Lan Zhan?"
Lan Zhan serrò gli occhi. Era in affanno quando espirò, il cuore che gli martellava vacuo nel petto. Aveva il sapore del rimpianto.
Imbrigliò i propri lineamenti più che poteva, poi si voltò. Era una fortuna che avesse sempre avuto un'espressione difficile da leggere. Ma era certo che Wei Ying fosse ancora in grado di farlo.
"Wei Ying." La sua voce lo aveva tradito. Troppo calorosa, colma di… qualcosa.
Wei Ying lo scrutò con un'espressione estraniata che Lan Zhan non seppe interpretare. Era… bello. Ma Wei Ying era sempre stato bello, persino da diciottenne, appena liberato dagli scatti di crescita. Wei Ying aveva sempre illuminato ogni stanza in cui metteva piede. Aveva sempre catalizzato l'attenzione di Lan Zhan, anche quando non era desiderata.
Il fanciullo sollevò gli occhi verso Wei Ying, confuso, e fu il primo a rompere quel terribile silenzio disceso su di loro.
"Baba?"
Lan Zhan si sentì tranciato di netto. Quella parola sembrò dilaniarlo dentro, come se la sua veridicità gli avesse perforato le viscere. Dunque, Wei Ying era davvero un padre. La mente di Lan Zhan galoppò tra le possibilità: Wei Ying aveva scoperto di essere padre e aveva fatto la scelta onorevole di sposare la madre del bambino… No, non poteva essere. Stavano insieme nel momento in cui quel bambino doveva essere stato concepito. Allora aveva sposato qualcuno che aveva già un figlio e l'aveva adottato. Wei Ying, sposato. Doveva esserlo, si ripeté Lan Zhan. Ma forse aveva divorziato, gli suggerì una vocina. Ma no, divorziare… non sembrava da Wei Ying. Una volta che si impegnava, lo faceva in modo completo.
Non era stato Wei Ying ad andarsene.
Dopo un respiro affannoso, Lan Zhan parlò: "Hai un figlio."
Wei Ying annuì lievemente di scatto. Stava ancora fissando Lan Zhan con uno sguardo indecifrabile, un tempo aperto e fiducioso. Ma non apparteneva più a Lan Zhan.
"Già. Sì, questo è A-Yuan. A-Yuan, questo è un vecchio conoscente. Lan Zhan."
Lan Zhan avrebbe voluto piegarsi e vomitare, ma era soltanto giusto. Si costrinse a guardare il bambino: "Ciao."
A-Yuan strinse di nuovo il latte di soia contro il proprio petto e, senza dire nulla, si aggrappò alla mano del proprio padre, quasi nascondendosi dietro alla sua gamba.
Wei Ying ridacchiò, guardando in basso: "Non avere paura, A-Yuan. Sii educato. Rispondi al saluto."
"Ciao." Fece A-Yuan, cocciuto.
"Bravo." Qualsiasi luce avesse illuminato lo sguardo di Wei Ying mentre guardava il figlio svanì appena tornò a rivolgersi a Lan Zhan. "Bene. Immagino che tu sia tornato."
"Temporaneamente. Per lavoro." Spremette fuori Lan Zhan. Si sentiva la gola riarsa, come se l'avesse usata troppo e troppo poco allo stesso tempo.
Aveva disperatamente bisogno di quella bibita.
"Ah. Certo." Wei Ying inspirò ed espirò visibilmente. "Beh, siamo di corsa. Scusa. Piacere di averti visto." Suonava… impersonale. Troppo affrettato. Troppo educato. Era ciò che Lan Zhan si meritava.
"Sì, certamente. Non farti trattenere." Lan Zhan si sentiva alto mezzo metro. Faceva male. Faceva male.
Wei Ying si girò bruscamente sui suoi tacchi e A-Yuan dovette correre per restare al passo con le sue lunghe gambe, mentre si affrettavano verso la cassa. Lan Zhan si voltò dall'altra parte e restò lì, piantato, fino a quando fu certo che Wei Ying e suo figlio se ne fossero andati. Poi si incamminò automaticamente verso il frigo delle bibite, afferrò un tè freddo e dell'acqua - sarebbero stati troppo freddi ma dovevano andargli bene - e li pagò
Non aveva il tempo per soffermarsi su quanto appena accaduto. Aveva del lavoro da svolgere.
*
Wei Ying non lo aveva mai bloccato su WeChat; aveva semplicemente smesso di rispondergli. Sia una grazia che una maledizione. Se Lan Zhan fosse stato bloccato, non avrebbe provato la tentazione di ripristinare una comunicazione tra loro. Immaginava che avrebbe potuto cancellare Wei Ying dalla propria rubrica, ma ogni volta che le sue dita si avvicinavano alla voce, le aveva ritratte. Era l'ultimo ricordo dell'esistenza di Wei Ying; che era stato con lui. L'ultima connessione che condividevano e Lan Zhan la percepiva fisicamente, quell'ancora che lo trascinava nell'oceano di tutto ciò che era accaduto, senza mai permettergli di dimenticare, nemmeno per un minuto.
Aveva vissuto col rimpianto per tre anni, ormai. Era diventato quasi una seconda casa per lui. L'aveva arredata di tristezza e tenerezza, rinforzandone le mura col disprezzo verso di sé.
Era stato un codardo e meritava di sentirsi tale.
Più tardi, quella notte, quando era disteso sul letto della sua camera d'hotel, che si era fatta sempre più buia, fissò il nome di Wei Ying nella sua lista contatti. Doveva significare qualcosa, se Wei Ying non lo aveva mai bloccato. O forse, più semplicemente, non credeva che Lan Zhan ne valesse la pena.
Lan Zhan aveva sperato che Wei Ying avrebbe capito. Che stava semplicemente assolvendo ai suoi obblighi filiali. Ma avrebbe potuto cercare di combattere di più. Avrebbe potuto andare da suo zio e dire: "Lavorerò nella sede centrale; non gestirò la filiale di BeiJing." Avrebbe potuto lottare per loro.
Invece, dopo un debole tentativo che non lo aveva portato a nulla, aveva detto: "Sì, zio." e Wei Ying l'aveva guardato come se Lan Zhan gli avesse dato uno schiaffo. Lan Zhan stesso si era sentito eviscerato quando Wei Ying aveva detto: "Immagino che sia finita." per poi prendere un respiro profondo e sibilare: "Allora dovresti andartene. Sparisci. Io non… non posso fare questo." E Lan Zhan se n'era andato, per onorare almeno il desiderio di Wei Ying.
E ora questo. Quali erano le probabilità di quell'incontro? Tra tutti i minimarket dell'intera ShangHai, Lan Zhan era entrato nello stesso in cui c'era Wei Ying. Significava che Wei Ying viveva nelle vicinanze? Da che ne sapeva Lan Zhan, Wei Ying viveva nella People Square, in un appartamento-studio dentro un palazzo fatiscente che Lan Zhan aveva adorato, perché conteneva quanto di più prezioso ci fosse per lui. Ma ora che Wei Ying aveva un figlio, sembrava impossibile che potesse vivere in un posto simile. Forse si era trasferito da sua moglie. Era difficile immaginarlo sposato ma, allo stesso modo, sarebbe stato difficile immaginarlo fare il genitore, se non lo avesse visto con i suoi stessi occhi.
La vita di Wei Ying sembrava essere cambiata drasticamente negli ultimi tre anni, mentre quella di Lan Zhan era rimasta ferma. Sulla carta, non vi era stato altro che cambiamenti. Aveva lasciato la casa natia e ora gestiva con competenza la filiale pechinese della Cloud Recesses Instruments, dove si era guadagnato la reputazione di essere un capo severo ma giusto, insieme all'approvazione di suo zio. Aveva nuovi amici, adesso. Amici di cui poteva fidarsi. In verità, una sola, che ne aveva portati altri. MianMian, una manager della società con cui Lan Zhan era entrato abbastanza in confidenza da averle affidato il proprio passato, ricordi compresi. Era anche uscito con delle persone, di tanto in tanto. Persone così diverse da Wei Ying che non aveva quasi pensato a lui, quando ci era andato a letto.
Ma lo spettro di Wei Ying era rimasto una presenza costante nella sua vita a BeiJing. L'eco della sua voce, che stesse ridendo o chiamando il suo nome, il riverbero del suo sorriso, i suoi occhi sornioni, il fantasma del suo tocco.
L'ombra di Wei Ying non si era mai allontanato dalla vita di Lan Zhan.
Fissò gli ultimi messaggi che aveva mandato a Wei Ying, prima di arrendersi:
Lan Zhan: Vorrei parlare con te. Posso venire da te?
Lan Zhan: Wei Ying, lascia che ti spieghi, per favore. Sarebbe meglio che lo facessi di persona.
Lan Zhan: Fammi sapere, ti prego.
Era andato avanti così, fino al suo ultimo messaggio, inviato una settimana dopo l'arrivo a BeiJing.
Lan Zhan: Mi manchi. Mi dispiace.
Niente da Wei Ying. Era ovvio che non ci fosse stato niente da parte di Wei Ying, cosa avrebbe potuto dire? Lan Zhan lo aveva ferito. Forse gli aveva persino spezzato il cuore, anche se era restio a darsi tanta importanza. Gli sembrava impossibile che Wei Ying lo avesse amato con la stessa forza con cui lo amava lui; persino quando erano felici, gli era sembrato impossibile. Nessuno poteva amare con lo stesso ardore e la stessa intensità di Lan Zhan. E Lan Zhan l'aveva gettato al vento. Aveva avuto l'intenzione di lottare per loro, avrebbe voluto tentare di convincere Wei Ying che una relazione a lunga distanza avrebbe potuto funzionare, ma Wei Ying non gli aveva mai dato una chance.
Lan Zhan sbattè le palpebre, trascinandosi fuori dai propri pensieri. Poi le sbatté di nuovo, quando sta scrivendo… apparve sotto il nome di Wei Ying. Gli si mozzò il fiato. La mano che teneva il cellulare iniziò a sudare. Non poteva essere… Wei Ying stava…
Fissò quel sta scrivendo… così a lungo che i suoi occhi lacrimavano, e poi scomparve. Poi riapparì per un secondo. E scomparve di nuovo. Quella volta, non ritornò.
Lan Zhan deglutì, un rimbombo nelle sue orecchie. Wei Ying… Wei Ying stava pensando a lui. Gli aveva persino quasi scritto. Cosa avrebbe voluto dirgli? Cosa lo aveva bloccato?
Con le dita tremanti, Lan Zhan selezionò la conversazione con MianMian e digitò, Mi sono imbattuto in Wei Ying. Schiacciò invio prima di poterci ripensare. Non si aspettava una risposta immediata: MianMian aveva un bambino ed era sempre impegnata. In effetti, forse stava già dormendo. Lan Zhan sapeva che aveva la tendenza di assopirsi quando metteva a letto la figlia.
In ogni caso, nemmeno due minuti dopo, arrivò una risposta. Lan Zhan!! Com'è successo? Che cosa ha detto??
Lan Zhan le riportò l'accaduto, con frasi frammentate, che avevano probabilmente poco senso. Sono giunto alla conclusione che dev'essere sposato.
MianMian: oh, Lan Zhan, questo è
Forse no
Lan Zhan: Ha un bambino. In ogni caso, dev'essere andato avanti.
E a quel punto esitò. Avrebbe violato la privacy di Wei Ying? Immaginava che non gliene sarebbe importato per davvero. Non era successo niente. Wei Ying non aveva detto niente.
Lan Zhan: L'ho visto scrivere su WeChat, ma non ha mai inviato il messaggio.
MianMian: !! Allora stava pensando a te!!
Lan Zhan si morse il labbro. Doveva aver pensato a Lan Zhan, ma nessuno avrebbe potuto indovinarne il motivo. Forse stava per dirgli di lasciarlo stare, ma aveva cambiato idea.
Forse aveva pensato di ricucire la loro amicizia distrutta. Erano stati amici, prima di ogni altra cosa. Buoni amici. I migliori. Aveva pianto la perdita dell'amicizia di Wei Ying, quasi quanto la loro relazione.
Non riesco nemmeno immaginare a cosa stesse pensando, digitò Lan Zhan, per poi tornare nuovamente sul nome di Wei Ying. Posò il pollice sulla finestra della conversazione, facendo lampeggiare il cursore. Cosa avrebbe mai potuto scrivere, in modo da indurre una risposta a Wei Ying? Non c'era nulla che Lan Zhan potesse fare per migliorare la situazione. Non allora, nemmeno adesso. Ma, forse, avrebbero potuto quantomeno salvaguardare ciò che restava della loro civiltà.
Il cuore in gola, un leggero fischio nelle orecchie, Lan Zhan iniziò a buttare giù: Wei Ying, è stato bello vederti, oggi. Mi scuso se ti ho causato qualsiasi motivo di stress. Prese una profonda boccata d'aria e continuò: Hai un bellissimo figlio.
Il suo dito si spostò sopra il pulsante di invio, ma non riuscì a costringersi a schiacciarlo. Cancellò l'ultima frase. La riscrisse.
Che cosa stava facendo? Poteva percepire il proprio battito in ogni singola vena, nelle sue dita, nei piedi, nella gola. Qualcosa di simile a un'anticipazione vertiginosa si era formata nelle sue viscere, pericolosa e inebriante. E anche se avesse inviato il messaggio? Allora cosa? Wei Ying gli avrebbe risposto? O lo avrebbe ignorato? Lan Zhan supponeva che non avesse importanza, in un certo senso. Le cose tra loro non potevano mettersi peggio.
Quando l'ultimo messaggio che aveva mandato a Wei Ying balzò davanti ai suoi occhi, Lan Zhan non riuscì a comprendere ciò che stava vedendo, in un primo momento. Ma eccolo là: un nuovo messaggio da Wei Ying.
Ciao, scusa.
Il cuore di Lan Zhan sembrò aver lasciato il suo corpo, come se stesse martellando da qualche parte lontano da lui, riempiendo la quieta stanza d'hotel col suo battuto vacuo.
Eliminò ciò che era stato in procinto di inviare e digitò rapidamente: Per cosa? Non hai fatto niente di sbagliato. prima di poter cambiare idea. Schiacciò invio.
Wei Ying rispose subito e Lan Zhan osservò l'avanzamento delle parole, sbattendo a malapena le palpebre.
Wei Ying: Oggi sono stato maleducato. Mi sento in colpa.
Lan Zhan battè gli occhi. Non era… ciò che si era aspettato. Si umettò le labbra e replicò: Siamo stati colti alla sprovvista entrambi. Per favore, non sentirti in colpa. Non hai fatto niente di male.
La risposta successiva di Wei Ying impiegò più tempo ad arrivare. Digitò per tutto il tempo. Lan Zhan avrebbe voluto guardare oltre il proprio telefono, per vedere quali parole stesse scrivendo e riscrivendo. Avrebbe voluto sapere a cosa stesse pensando Wei Ying. Infine:
Wei Ying: Vuoi che ci vediamo? So che è tardi, per te.
Lan Zhan scattò in su, le mani talmente intorpidite che rischiò di far cadere il cellulare. Con dita tremanti, riuscì in qualche modo a scrivere: Sì. Per favore. Dove?
Sarebbe andato ovunque, ovunque Wei Ying fosse disposto a incontrarlo.
Wei Ying: Mio figlio sta dormendo, ma possiamo fare piano. Vieni a casa mia.
E poi, un indirizzo. Lan Zhan aveva avuto ragione: Wei Ying viveva vicino a quel Family Mart. Si trovava in un quartiere migliore di quello precedente.
Più tardi si domandò dove si trovasse la moglie di Wei Ying. Magari era in viaggio? O forse era a casa e si era dimenticato di dirglielo. In tal caso, Lan Zhan avrebbe dovuto prepararsi all'eventualità di non essere in grado di parlare con Wei Ying di… nulla di davvero importante. Mentre si dava una sistemata veloce - una pettinata ai capelli, raccoglierli in una crocchia, mettersi una camicia pulita e infilare i piedi nelle scarpe - passò in rassegna tutte le possibilità.
Non si permise di sperare troppo.
La porta si chiuse con un sibilo alle sue spalle mentre stava già chiamando un DiDi*. Sentiva di nuovo la gola secca, ma non poteva farci nulla. Riusciva a malapena a respirare. Avrebbe visto Wei Ying. Avrebbe visto Wei Ying.
Ndt: didi→ taxi
Si tenne stretto il cellulare lungo l'intero tragitto, giusto nel caso in cui Wei Ying avesse cambiato idea, ma non arrivarono altri messaggi. Se Wei Ying si era pentito della propria offerta, almeno non aveva cambiato idea.
Lan Zhan stava sudando quando scese dal veicolo, e tremava mentre cercava il bottone giusto da schiacciare. L'attesa tra tale azione e lo scatto di apertura della porta fu interminabile, ma accadde anche in un battito di ciglia.
Anche se vi era un ascensore, Lan Zhan non credeva di essere in grado di aspettare. Trovò le scale e le salì, due gradini alla volta, fino all'ottavo piano, arrivando quasi a perdere il fiato, quando raggiunse la porta del corridoio. Da qualche parte, su quel piano, c'era Wei Ying. Lan Zhan doveva solo arrivare da lui.
Col senno di poi, realizzò che non aveva mai risposto a MianMian. Bene, l'avrebbe semplicemente fatto più tardi.
Eccolo. L'appartamento di Wei Ying. Lan Zhan si piantò lì davanti, percorso dai brividi. Tutto ciò che lo separava da Wei Ying erano tre anni di tormento e una porta.
Bussò più piano che poteva, poi lasciò cadere la mano lungo il proprio fianco e si fissò le scarpe. Si sforzò di captare i passi di Wei Ying, e poi arrivarono, sempre più vicini, fino allo scattare della serratura e —
Coi capelli sciolti, Wei Ying indossava una maglietta lisa e un'espressione talmente diffidente da farlo vacillare, quando Lan Zhan aprì la bocca per salutarlo. Deglutì, si schiarì la gola e ritentò: "Wei Ying."
"Lan Zhan." Suonava come una domanda da parte di Wei Ying. "Entra." Aggiunse, dopo un momentaneo silenzio, prima di fargli strada.
Lan Zhan entrò. L'appartamento di Wei Ying odorava di zenzero e caffè. Profumava di casa. Lan Zhan fece del proprio meglio per non guardarsi intorno, ma una cosa era palese: erano soli.
Prima che potesse fermarsi, Lan Zhan si rivolse a Wei Ying: "Dov'è tua moglie?"
Sbattendo le ciglia, Wei Ying si morse il labbro inferiore: "Ecco qua" - indicò le pantofole - "Queste sono per te. Vieni in soggiorno."
Ah. Lan Zhan non aveva il diritto di sapere i dettagli della sua vita, non più. Era giusto. Avrebbe accettato ciò che poteva avere. Si tolse le scarpe e fece scivolare i piedi nelle pantofole per ospiti indicate da Wei Ying, poi lo seguì nel salotto, dove una lampada solitaria irradiava una luce soffusa, lasciando gli angoli della stanza della penombra. Era lampante che ci vivesse un bambino: camioncini, Lego e bambole ricoprivano il pavimento, e scatole con altri giochi in un angolo. Le poche concessioni da adulto erano il divano e la sedia di pelle, un tavolino da caffè provvisto di cassetti e la riproduzione del "Villaggio Acquatico di JiangNan" di Wu GuanZhong sulla parete.
Wei Ying si lasciò cadere sul divano e Lan Zhan si sedette cautamente sul lato opposto. Non aveva la minima idea di cosa ci facesse lì. Sentiva la schiena rigida e innaturale mentre tentava di mettersi comodo.
"Posso portarti qualcosa?" - domandò Wei Ying - "ti piace ancora quel tè bianco?"
Nonostante la sete, Lan Zhan scosse il capo: "Sì, ma sono a posto. Grazie."
Wei Ying lo scrutò con uno sguardo attento e neutro che, per qualche motivo, non appariva neutro per nulla: "D'accordo. Io mi faccio una birra, se non ti dispiace."
"Certo che no." A Lan Zhan non aveva mai infastidito. Non riuscì a smettere di osservare Wei Ying con una specie di fame disperata, mentre l'altro si chinava in avanti per afferrare la bottiglia verde dal tavolino, per poi risedersi e portarsela sulle labbra.
Wei Ying non era cambiato molto in quei tre anni, a parte il modo in cui guardava Lan Zhan. Era ancora snello, con zigomi alti e affilati che ne delineavano il volto. Qualcosa in lui lo faceva apparire più grande — forse perché aveva perso gli ultimi rimasugli delle sue rotondità adolescenziali, o forse qualcos'altro, ma Lan Zhan stava facendo una fatica terribile a distogliere lo sguardo. Non poteva farlo. Si sentiva come se, appena avesse scostato gli occhi da Wei Ying, tutto ciò - la stanza accogliente e disordinata con la sua luce soffusa e il profumo di casa - sarebbe svanito.
Dopo essersi preso una lunga sorsata di birra, Wei Ying abbassò la bottiglia. "Che c'è?" Domandò in un tono cocciuto quasi quanto quello di suo figlio.
Lan Zhan si tirò fuori dai propri pensieri e scosse il capo. "Niente. Stavo solo… niente. È bello vederti, Wei Ying "
Ne conseguì uno sguardo combattuto, poi un sorriso sbilenco insieme allo scuotere della sua testa: "Lan Zhan, ah Lan Zhan. Che cosa stiamo facendo?"
Lan Zhan sentì le proprie viscere contorcersi nel ritrovarsi di nuovo sotto lo scrutinio di Wei Ying. "Non lo so." Ammise onestamente, poi aggiunse, con altrettanta sincerità: "Mi ha fatto piacere che tu mi abbia chiesto di venire."
"Non so perché l'abbia fatto." Rispose Wei Ying, sincero a sua volta. Brutalmente sincero. Lan Zhan restò in attesa. Finalmente, dopo un lungo momento, Wei Ying proseguì: "Io… non volevo lasciare le cose come le avevamo lasciate prima." Prese un'altra lunga sorsata di birra, seguita da un sospiro udibile quando abbassò la bottiglia. "Quanto tempo resterai in città?"
"Una settimana, questa volta."
"Questa volta?" Il suo sguardo si affilò.
Lan Zhan esitò per un istante: "Torno un paio di volte l'anno."
"Quindi eri già tornato prima." Constatò Wei Ying in un tono piatto, lo sguardo che inchiodava Lan Zhan.
Lentamente, Lan Zhan annuì. "Non pensavo che il contatto sarebbe stato gradito." Rispose con un filo di voce. Qualcosa nell'intimità di quella stanza, con quella penombra delicata agli angoli, dove la luce della singola lampada non poteva arrivare, aveva portato allo scoperto la sua onestà. Non poteva smettere di dire la verità.
Wei Ying sbuffò una risata e si voltò, guardandosi intorno nella stanza. "Non ho una moglie, Lan Zhan." Dichiarò tutto d'un tratto, al che Lan Zhan si immobilizzò. "Non sono sposato. Mai stato. Siamo nel ventunesimo secolo, non devi essere sposato per avere un bambino."
"Allora…"
"Come ho avuto un figlio?" Wei Ying si girò di nuovo verso di lui, sistemandosi più comodamente contro il bracciolo del divano. La pelle scrocchiò nel silenzio. "Non è mio, in senso biologico. L'ho adottato."
Le domande si affollarono nella mente di Lan Zhan, scontrandosi l'una con l'altra nella confusione. "Come?" E soprattutto, perché?
"Lui è… il cugino di un'amica. I suoi genitori sono morti quando aveva due anni, poi era stato cresciuto dalla nonna. Poi è morta anche lei. Questo bambino ne ha passate parecchie, sai?"
Lan Zhan annuì in silenzio, deglutendo contro la gola secca. Sperava di aver detto di sì a quel tè.
"Comunque, la mia amica è un medico del pronto soccorso. I suoi orari sono imprevedibili, vive praticamente al lavoro… non può assolutamente dare stabilità ad A-Yuan. E ha anche un fratello, ma lui è… molto malato. Encefalomielite mialgica, sai di cosa si tratta?"
Lan Zhan lo sapeva: un genere di affaticamento cronico. Annuì, muto.
"Già, allora, soffre di crisi costanti, quindi non può prendersi cura di un bambino da solo. Ma all'epoca avevo già conosciuto A-Yuan e gli piacevo. E ho pensato - Hey. Questo bambino potrebbe stare con qualcuno che conosce, così non dobbiamo buttarlo nel sistema. Quindi l'ho preso con me. L'adozione è stata ufficializzata sei mesi fa, ma vive con me già da più di un anno."
Lan Zhan si staccò la lingua dal palato: "Wei Ying, questo è… un grande impegno da prendere. Crescere un bambino per conto tuo."
Wei Ying fece spallucce, prendendosi un altro sorso di birra: "È quello che dovevo fare."
"È molto… ammirevole." Rispose cautamente Lan Zhan.
E con ciò, Wei Ying sbocciò nel suo primo sorriso genuino di tutta la serata, togliendo il fiato a Lan Zhan. Avere quel sorriso diretto a lui per la prima volta, dopo tre anni, sembrò come spalancare la finestra in una stanza affollata.
"Lan Zhan… non è ammirevole." Wei Ying scosse la testa. "Non potevo lasciarlo così, adoro quel bambino."
"Certo. È comunque un grande impegno."
Ancora sorridente, Wei Ying scosse di nuovo il capo: "Va bene. Ammirami."
"Ti ammiro." Affermò seriamente Lan Zhan, al che il sorriso svanì dal volto di Wei Ying, rimpiazzato da una specie di espressione smarrita. Per un lungo istante, non disse nulla, come neppure Lan Zhan.
E poi: "Ok, allora. Ascolta, sicuro che non vuoi niente da bere?"
Dopo aver deglutito a vuoto, Lan Zhan assentì: "Se non ti dispiace, prenderò quel tè."
Wei Ying apparve sollevato quando annuì e si alzò dal divano. Andò verso la cucina e Lan Zhan lo guardò allontanarsi.
Cosa stava facendo? Che cosa ci faceva lui, lì? Cosa sperava che ne uscisse?
Amicizia, forse. Wei Ying gli aveva effettivamente rivolto la parola. Raccontando la sua vita a Lan Zhan. Magari avrebbero potuto salutarsi con la promessa di altro, un legame fragile che avrebbe potuto rafforzarsi col tempo. O forse Wei Ying avrebbe capito che non aveva veramente più bisogno di Lan Zhan e nemmeno ne apprezzava la compagnia. E quello sarebbe stato soltanto un breve interludio, il punto alla fine di una frase.
Sarebbe stato meglio di come erano rimasti l'ultima volta, supponeva Lan Zhan.
Wei Ying ritornò con una tazza fumante, che posò con delicatezza sul tavolino. La porcellana tintinnò soavemente contro la superficie. Lan Zhan si domandò se il fatto che Wei Ying teneva ancora il suo tè preferito significasse qualcosa.
"Grazie." Lan Zhan aspettò che Wei Ying si fosse seduto, prima di afferrare la tazza e sorseggiare il tè. Era fragrante, caldo. Rigenerante per la sua gola.
"E tu, Lan Zhan?" - Domandò Wei Ying. - "Ti stai vedendo con qualcuno?"
Mancò poco che Lan Zhan si strozzasse col tè, ma si riprese rapidamente: "No. Al momento no."
"Ah." Wei Ying distolse lo sguardo e si strofinò le braccia, come se avesse freddo. "Tutto questo è dannatamente imbarazzante, non trovi?"
Nonostante tutto, Lan Zhan sentì le labbra contrarsi: "Immagino di sì. Il che credo fosse… prevedibile."
"Già. Penso pure io." Wei Ying incrociò il suo sguardo, per poi afferrare la birra e prendere un lungo sorso. "Com'è il tuo tè?" Domandò alla fine.
"Molto buono. Grazie." Wei Ying aveva sempre preparato bene quel tè, lasciandolo in infusione esattamente per il tempo richiesto.
"Com'è BeiJing?"
Lan Zhan si bloccò con la tazza a metà strada verso le proprie labbra e la abbassò: "Bella. Il lavoro sta andando bene."
"E la tua vita personale?"
Lan Zhan esitò. La verità era abbastanza patetica e lui era incapace di mentire, specialmente a Wei Ying. La risposta si incastrò nella sua gola: "Sta andando bene, immagino. Sono molto impegnato col lavoro."
Wei Ying annuì: "Sta per inesistente?" Poi scosse il capo. "Scusa, è stato… non intendevo… ugh." Si passò le mani sulla faccia e scosse nuovamente la testa. "La mia vita personale consiste nel correre dietro a un bambino, per la maggior parte del tempo. Non ci sono molti pretendenti per padri single, sai?"
Il cuore di Lan Zhan era un battito vuoto che gli martellava nel petto. L'idea che qualcuno potesse non volere Wei Ying era ridicola, e inaccettabile il sollievo che gli aveva procurato. "Vorresti che… le cose fossero diverse?" Domandò con cautela.
Wei Ying scrollò le spalle: "Voglio dire, certo. Mi sento solo. Non fraintendermi, ho amici, jiejie e Jiang Cheng, ma… mi capisci."
"Sì. Ti manca… compagnia." Elaborò Lan Zhan.
"Già, è passato un po' di tempo." Poi il suo volto si accartocciò e mormorò sottovoce, quasi stesse parlando a se stesso: "Non posso credere che stiamo parlando di questo."
Lan Zhan non sapeva come rispondere, pertanto rimase in silenzio.
"Lan Zhan," Disse ad un tratto Wei Ying, inchiodandolo con lo sguardo: "Perché sei venuto qui, stasera?"
Lan Zhan si irrigidì, poi depose con cura la tazza sul tavolino da caffè. "Volevo vederti." Disperatamente.
"Perché?"
Lan Zhan non sapeva come rispondere. La piena sincerità era impensabile e gretta era la mezza verità. Se la cavò con: "Nemmeno a me piaceva come avevamo lasciato le cose, oggi."
"È la sola ragione?" Incalzò Wei Ying, e Lan Zhan non sapeva cosa stesse cercando, che cosa volesse sentirsi dire.
Tutto ciò che poté fare, fu offrire la verità: "No."
"Allora…"
"Mi sei mancato." Ammise, senza guardarlo, la voce improvvisamente impastata. Deglutì. Wei Ying poteva reagire come preferiva; Lan Zhan sapeva di non avanzare alcun diritto su di lui.
Quando sollevò lo sguardo su Wei Ying, l'altro gli apparve… sconvolto. "Lan Zhan…"
"Mi dispiace se ciò… ti mette a disagio."
Wei Ying sbuffò e distolse lo sguardo, le sopracciglia aggrottate: "Non è quello."
"Di cosa si tratta, allora?" Domandò Lan Zhan, con prudenza.
Wei Ying fece spallucce: "Non lo so. È che… te ne sei andato, Lan Zhan."
Eccolo là. Ci avevano girato attorno, facendo attenzione a circumnavigarlo come se si trattasse di un oggetto marchiato vietato toccare, ma Wei Ying l'aveva comunque preso in mano. "Lo so," - rispose Lan Zhan con un filo di voce - "so di non avere il diritto di… dirti queste cose."
"Oh, chissenefrega dei diritti," sbottò Wei Ying con un cipiglio, "è solo che… è stato uno schifo, Lan Zhan."
Lan Zhan abbassò la testa, pregando di avere abbastanza coraggio per guardare Wei Ying negli occhi. "Mi dispiace." Offrì, pateticamente. Inadeguatamente. Doveva fare di meglio: "Non è… stato facile per me."
"Spero proprio di no." Ribatté Wei Ying, e la sua voce recava un certo tono, una punta di calore, divertimento… Lan Zhan non lo sentiva da tre anni.
Il suo battito accelerò. Si morse il labbro, prendendo un profondo respiro: "Wei Ying, cosa… cosa vuoi che faccia? Ho sempre voluto aggiustare le cose, quindi dimmelo. Dimmi cosa posso fare."
Wei Ying lo scrutò. Era sempre stato un po' strano vedere un'espressione così seria sul suo volto. È cresciuto. pensò Lan Zhan. Non sapeva come si sentisse al riguardo. Poi Wei Ying sussurrò: "Vieni qui, Lan Zhan." E Lan Zhan smise del tutto di respirare.
Per un lungo istante, rimase piantato sul posto, e poi tutti i muscoli si sciolsero e si accorse a malapena di come fosse scivolato verso Wei Ying, fino a quando le loro ginocchia entrarono in contatto e poté fiutarlo, il suo dopobarba - usava ancora lo stesso - e quel particolare profumo che era tutto Wei Ying. Si inebriò di esso. Attese.
Wei Ying restò immobile a lungo, ma i suoi occhi vagarono su Lan Zhan con una fame familiare e mozzafiato. Lan Zhan era convinto che Wei Ying potesse sentire il proprio battito, e poi Wei Ying si allungò e posò una mano sul petto di Lan Zhan, un tocco rovente che lo attraversò come una scarica. Lentamente, Lan Zhan sollevò la propria mano e la adagiò sopra a quella di Wei Ying. La premette. Per fargli sentire quanto gli stesse battendo forte il cuore.
"Lan Zhan…"
Lan Zhan non era certo di poter parlare. Tutto il suo essere voleva eliminare la distanza tra loro, prendere qualsiasi cosa Wei Ying avrebbe voluto offrirgli, ma c'era un confine e non poteva varcarlo. Wei Ying avrebbe dovuto farlo da sé.
Quando finalmente lo fece, Lan Zhan gemette profondamente nella propria gola. La bocca di Wei Ying era soffice, dolorosamente, orribilmente familiare. Il suo carnoso labbro inferiore che Lan Zhan era abituato a catturare coi denti, la pressione insistente del suo tocco. Rimasero così, labbra che si sfioravano, per un lungo momento sospeso. Poi Wei Ying socchiuse le proprie e Lan Zhan si fece più vicino, e si baciarono. Baci profondi, intensi, come se fossero alla ricerca di qualcosa. All'inizio fu lento, poi Wei Ying si chinò in avanti e prese il volto di Lan Zhan tra le mani, e non fu più lento per nulla. Allora Wei Ying si spostò e, l'attimo successivo, era a cavalcioni su Lan Zhan, spingendolo contro il divano, la sua bocca calda e insistente, la lingua soffice e adorabile, e Lan Zhan quasi perse il senno.
Aveva il grembo pieno di Wei Ying e non sapeva se avesse il permesso di toccarlo. Ma quando le sue mani si posarono incerte sui fianchi dell'altro, Wei Ying sobbalzò e ansimò, aggiustando l'angolazione del bacio. Tuffandosi per avere di più. Lan Zhan faticò a tenere il passo. Stava diventando duro e tentò di nasconderlo, cercò di appiattirsi contro il divano più che poteva, ma Wei Ying lo braccò. Quando i loro bacini si toccarono, Lan Zhan sentì un'erezione incontrare la propria e il sollievo lo travolse, rovente come la lava.
Nel momento in cui Wei Ying si staccò, posò la fronte contro quella di Lan Zhan, ansimante. "Cazzo. Cazzo, cosa cazzo stiamo facendo." Farfugliò, e Lan Zhan non sapeva se lo stesse chiedendo a lui o l'avesse semplicemente esternato, però lo trascinò a sé dalla nuca e lo baciò, ancora e ancora e ancora.
Wei Ying si rilassò tra le sue braccia, la pressione bollente delle sue cosce contro Lan Zhan era incredibilmente, tragicamente perfetta. Lan Zhan si azzardò a far scorrere le proprie mani dai fianchi di Wei Ying fino al suo sedere e dio, era una sensazione incredibile. E Wei Ying glielo aveva lasciato fare, gemendo contro di lui, inseguendo quel contatto, ondulando il bacino in un modo che indusse Lan Zhan a sperare che non fossero per nulla vestiti.
"Lan Zhan, cazzo" Mormorò Wei Ying interrompendo il bacio, "è così stupido ma io non, è stato… è passato così tanto tempo…"
Certo. Wei Ying si sentiva solo. L'aveva detto lui stesso, che non ci fossero molti pretendenti per un padre single. Lan Zhan gli avrebbe dato tutto ciò che voleva, senza chiedere nulla in cambio.
"Che cosa vorresti, Wei Ying?" Sussurrò contro le sue labbra, le dita ancora aggrappate al suo morbido sedere. "Cosa posso fare?"
"Letto, io… spostiamoci in camera. Dobbiamo solo fare super piano."
Lan Zhan assentì goffamente. Poteva riuscirci. Poteva fare piano.
Lasciare il divano e incespicare lungo il corridoio sconosciuto accadde in un battito di ciglia, con la guida della presenza calorosa di Wei Ying. Si baciarono lungo l'intero tragitto verso la camera, i palmi di Wei Ying roventi e tremolanti sulle sue spalle. Dopo aver varcato la soglia per entrare nella stanza buia, Wei Ying non accese le luci, limitandosi semplicemente a scostare la coperta dal suo letto. Poi si spogliarono dei loro abiti - la maglietta di Wei Ying, la camicia di Lan Zhan, gli shorts di Wei Ying, i pantaloni di Lan Zhan - fino a che Lan Zhan si buttò in ginocchio di fronte a Wei Ying, seppellendo il volto contro il suo addome. La pelle calda e liscia, insieme al suo profumo riportarono immediatamente Lan Zhan indietro di tre anni. I ricordi si affollarono nella sua mente in un modo che non facevano più da molti mesi. Wei Ying. Wei Ying era lì, insieme a lui, e gli aveva permesso di toccarlo.
Le dita di Wei Ying scivolarono tra i capelli di Lan Zhan per trascinarlo a sé, e restarono così per un lungo momento incantato. Poi Wei Ying lo liberò: "Lan Zhan…" e Lan Zhan non perse altro tempo. Infilò le dita sotto la vita dei boxer di Wei Ying e li spinse più, fino a farli cadere sul pavimento. Sollevò lo sguardo proprio prima di prenderlo in bocca.
Wei Ying lo scrutava con occhi cauti e guardinghi, ma non rimosse le mani dalle spalle di Lan Zhan. Avrebbe permesso a Lan Zhan di fare ciò. E Lan Zhan avrebbe fatto qualsiasi cosa Wei Ying fosse stato disposto a concedergli.
Wei Ying… Wei Ying aveva ancora lo stesso sapore. Lan Zhan sentì il fiato bloccarsi nella propria gola quando lo assaporò, le labbra che lo accoglievano alla perfezione, come avevano sempre fatto, in passato. La bocca piena di Wei Ying, Lan Zhan serrò gli occhi e lo succhiò, attento a non pensare ad altro, oltre il momento.
Sarebbe stato soltanto per quella notte, ne era consapevole.
Ma si sarebbe preso quella notte.
Si dedicò a Wei Ying così a lungo che l'altro iniziò a tremare. Lan Zhan poteva percepirne i palpiti nei propri palmi incastrati attorno ai suoi fianchi lisci, nel leggero tremito sulle gambe di Wei Ying. Rallentò, dando a Wei Ying un attimo di tregua, poi l'altro lo tirò su, allontanandolo dal proprio inguine: "Qui, vieni qui." E si baciarono di nuovo.
"Che cosa vorresti, Wei Ying?" Domandò più piano che poteva, quasi incespicando nella fretta di dargli tutto ciò che l'altro poteva desiderare.
"Solo… vieni qui." Bisbigliò Wei Ying, prima di trascinarli sul letto.
Si baciarono. Si baciavano mentre si toccavano, continuarono a farlo mentre Wei Ying sistemava le gambe in mezzo a quelle di Lan Zhan e si avvicinò a lui, i loro membri che si toccavano; si stavano ancora baciando quando Lan Zhan sussultò contro di lui e li fece rotolare in modo da bloccare Wei Ying sotto di sé, le lingue avviluppate, il contatto tra loro elettrizzante, infiammando ogni cellula all'interno di Lan Zhan.
Ovviamente, lui aveva fatto sesso dall'ultima volta che era stato insieme a Wei Ying. Non era stato male. In alcune occasioni era stato anche molto appagante.
Ma non si era mai sentito così. Come se tutto il suo corpo si stesse abbandonando a qualcuno che l'avrebbe amato, qualcuno che, almeno in passato, l'aveva fatto. Wei Ying aveva sempre trattato Lan Zhan come se fosse qualcosa di prezioso. Come se tutto in Lan Zhan meritasse amore, carezze, piacere e adorazione. Ancora adesso, le mani di Wei Ying su di lui sembravano riverenti, devote. Reali.
"Lan Zhan, cazzo… non durerò." Wei Ying mugugnò quando Lan Zhan accostò i loro membri. Le lenzuola sussurravano contro la loro pelle, il suono quasi assordante nella stanza altrimenti quieta. Lan Zhan si domandò quanto profondamente dormisse il figlio di Wei Ying, determinato a non dare all'altro nemmeno una singola ragione per pentirsi di quella notte.
"Va tutto bene." Bisbigliò a sua volta, scostando i capelli dalla fronte di Wei Ying. "Voglio soltanto farti stare bene."
"Allora baciami." E ripresero a baciarsi.
Sarebbe stato soltanto un attimo fugace nel tempo, Lan Zhan lo sapeva. Non era ritorno, ma una visita veloce e frenetica. Wei Ying sarebbe venuto, come l'avrebbe fatto anche Lan Zhan e poi, come in un nastro riavvolto, si sarebbero alzati dal letto, si sarebbero rivestiti e Lan Zhan avrebbe rifatto il corridoio, e poi se ne sarebbe andato. Un breve interludio in un'esistenza altrimenti irregimentata.
Ma si sarebbe preso ciò che poteva avere… era semplicemente troppo egoista per non farlo.
Si baciarono, si baciarono e si baciarono, e Wei Ying si dimenò sotto di lui, avvolgendo una gamba attorno ai suoi fianchi, avvicinandoli ancora e ancora. Il soffice interno della sua coscia era bollente contro le anche di Lan Zhan, e quando Lan Zhan allungò una mano in mezzo a loro, facendola scorrere sulla parte più alta, accarezzandone la superficie liscia e morbida, Wei Ying gemette sottovoce, gettando la testa all'indietro. Era sempre stato sensibile in quel punto.
Lan Zhan si ritrasse. Se ci fosse stato un modo per prolungare il tutto, l'avrebbe fatto.
"Permettimi di…" ma il resto delle parole gli morì in gola. Wei Ying lo guardava in silenzio, la luce che filtrava dalle tende aperte sufficiente per mostrare i suoi occhi, luminosi e attenti, mentre Lan Zhan scivolava in basso, lambendo ogni porzione di pelle che poteva raggiungere - clavicole, petto, una lappata veloce al capezzolo - un gesto che fece sibilare Wei Ying: era sempre stato sensibile anche lì. Baciò Wei Ying in ogni dove, perdendosi nel gesto. La sporgenza delle sue costole, il liscio avvallamento fino al suo inguine. Quando portò le labbra socchiuse sull'erezione di Wei Ying, l'altro ansimò silenziosamente, poi spalancò le cosce di Wei Ying e mordicchiò vicino all'apice, dove l'altro l'avrebbe sentito di più. In passato lo avrebbe fatto ridere, guadagnando un ammonimento a Lan Zhan - Lan Zhan, sei davvero una bestia - e allora Lan Zhan avrebbe morso ancora più forte e succhiato quel punto fino allo sbocciare di un livido scuro, con la forma della sua bocca.
Wei Ying non rise, ma posò delicatamente una mano sulla testa di Lan Zhan e inspirò, il suono che rimbombava nella stanza silenziosa.
Lan Zhan succhiò un livido sulla sua pelle prima che potesse ragionare. Sarebbe stato meglio o peggio che Wei Ying avesse un ricordo? Non avrebbe dovuto permettersi; avrebbe dovuto chiedere prima. Ma Wei Ying non lo aveva fermato, quindi Lan Zhan si prese la libertà di farlo di nuovo, in un punto diverso. Dagli una mano e si prenderà l'intero braccio. Wei Ying ansimò a un morso particolare forte, le dita che si stringevano nei capelli di Lan Zhan. Quel suono penetrò la nebbia nella mente di Lan Zhan, dissipandola.
Non aveva più il diritto di marchiare Wei Ying come suo.
"Mi dispiace," sussurrò mentre baciava il nuovo livido, "mi dispiace, avrei dovuto chiedere."
"Zitto, limitati a… zitto." Mormorò Wei Ying di rimando, le mani ancora più sprofondate nel cranio di Lan Zhan. "Non fermarti."
Allora Lan Zhan leccò tutto il suo interno coscia per poi ridiscendere coi baci. Fece lo stesso con l'altra, le dita strette attorno alla carne vulnerabile del retro ginocchio di Wei Ying. Lan Zhan era solito girarlo e riempirlo di baci, strofinare il naso contro il retro di quelle ginocchia, lambirne la morbidezza per poi mordergli la coscia.
Tutt'ora splendido, Wei Ying pinzò la sua testa tra le cosce e domandò, la sua voce un sussurro tagliente: "Vuoi farmi venire o no, Lan Zhan?"
C'era solo una risposta possibile: "Come mi vuoi?"
Seguì una lunga pausa, nella quale il cuore di Lan Zhan martellò così fragorosamente che la stanza sembrò pulsare all'unisono, e poi: "Scopami. Voglio che mi scopi."
Il suo respiro si mozzò di nuovo. Non aveva… non aveva proprio pensato a se stesso. Era stato così concentrato a toccare Wei Ying, a dargli piacere, che si era dimenticato del suo potenziale coinvolgimento. E ora… "Ne sei sicuro?"
"Sì, lo sono. Non avrei… forza, Lan Zhan. Scopami. O devo pregarti?"
Lan Zhan si raddrizzò fino a sovrastare Wei Ying, tentando di decifrarne l'espressione nell'oscurità. Era sfuggente, ma credeva di aver catturato l'ombra di un ghigno. "No," -rispose - "non ho bisogno che mi preghi." Si abbassò e catturò le labbra di Wei Ying con le proprie. "Devi solo chiedere."
Fecero sesso col volto di Wei Ying sepolto contro la gola di Lan Zhan, le dita avvinghiate alla sua schiena, stretto attorno al suo membro. Lan Zhan non sapeva chi di loro due stesse tremando. Le sue braccia sembravano sul punto di cedere ma non si fermò, continuando a fottere Wei Ying, lento e in profondità. La sua stretta rovente e familiare aveva scacciato quel che rimaneva della sanità dalla sua mente. Lì, in quella camera estranea, al buio, si sentiva completamente estraniato dal tempo, fuori dalla realtà. Wei Ying si era concesso a lui. Lo aveva accolto.
Le lenzuola odoravano di lui, l'intera stanza era colma di lui. Si svegliava lì tutte le mattine, e si coricava ogni notte. Quella camera, dentro quell'appartamento, era la dimensione di Wei Ying, dove lui apparteneva. Niente di Lan Zhan riguardava quel luogo, ma gli era stato concesso del tempo lì dentro e, forse… forse, per un breve attimo, le lenzuola avrebbero avuto l'odore di entrambi. Avrebbero saputo di sesso. Di Lan Zhan.
Si domandò quanto a lungo sarebbe indugiato il suo odore, con quanta velocità Wei Ying avrebbe cambiato le lenzuola per sbarazzarsi di quel ricordo.
Riaffondò dentro Wei Ying mentre l'altro si avvinghiava a lui, e smise del tutto di pensare.
Wei Ying venne per primo, come aveva sempre fatto. Seppellì il proprio singulto contro la spalla di Lan Zhan, la bocca umida, ansimante e intima. Allora Lan Zhan lo sbatté più forte, si reclinò all'indietro e gli afferrò le anche, e si liberò in Wei Ying, travolto da una calda ondata di piacere. Si crogiolò in esso, insieme a tutto ciò che non era stato detto.
Era finita, era fatta.
Gli ci volle molto tempo per lasciare l'accoglienza del corpo di Wei Ying. L'altro fece una smorfia e si dimenò un poco, prima di afferrare una salvietta e ripulirsi. Nella fretta non avevano usato il preservativo.
Lan Zhan deglutì con forza: "Scusami per…" - si interruppe e tentò di nuovo - "non sono stato con nessuno dal mio ultimo test."
Il sorriso di Wei Ying apparve innaturale sul suo volto: "So che non saresti così irresponsabile." Suonava quasi come un'accusa. Osservò Wei Ying lasciare la stanza in silenzio, ancora nudo. Il battito di Lan Zhan tornò lentamente alla normalità e la sua pelle di raffreddò.
In passato, Wei Ying adorava indugiare a letto, dopo i rapporti, accoccolato a Lan Zhan, col volto sepolto contro la sua gola. Lan Zhan ricordava che gli faceva il solletico ogni volta che rideva.
Non sapeva cosa avrebbe dovuto fare adesso. Probabilmente avrebbe dovuto rivestirsi e salutare Wei Ying. Stranamente, tutto ciò che riusciva a pensare era il bambino profondamente addormentato nella porta accanto. Sperava che non lo avessero svegliato, anche se, nella sua limitata esperienza coi bambini, era convinto che il piccolo avrebbe chiamato Wei Ying, se fosse stato il caso. Lan Zhan lo faceva da piccolo, quando si svegliava nel cuore della notte, a causa di litigi sommessi.
Wei Ying rientrò silenziosamente nella camera. Se era sorpreso di trovarci ancora Lan Zhan, non lo mostrò. Piano piano, raccolse i suoi vestiti, a uno a uno, e se li infilò. Lan Zhan seguì il suo esempio. La stanza si era fatta fredda, e ricoprirsi di vari strati lo aveva fatto sentire meglio, a livello fisico.
Lan Zhan era stanco. Aveva bisogno di andarsene; aveva una riunione mattiniera il giorno dopo. Aveva la sua routine.
"Vorresti… voglio dire, potrei prepararti un'altra tazza di tè, quella è fredda, ormai." Propose sottovoce Wei Ying.
Lan Zhan si bloccò mentre abbottonava la camicia. "Tu lo vorresti?" Domandò con più tatto possibile.
Wei Ying distolse lo sguardo. Era già vestito, la maglietta e i pantaloncini gli indumenti più facili da infilare. Scrollò le spalle: "Se vuoi. Io mi limiterò a finire la birra e poi andrò a letto, credo. Il mostriciattolo si sveglia alle cinque e mezza, di solito." Si voltò verso Lan Zhan, lasciandolo senza fiato con quel ghigno sulle labbra. "Come te."
Lan Zhan avrebbe dovuto rientrare. "Grazie." Disse invece. "Mi piacerebbe."
***
Alla fine si trattenne per un'altra mezz'ora. Per la maggior parte del tempo, ascoltò Wei Ying parlare, e Wei Ying parlò perlopiù di suo figlio. Divenne chiaro che tutta la sua quotidianità era cambiata dall'adozione di A-Yuan: non era più spensierato e sciocco in ogni aspetto della sua vita. Era un padre. Quell'idea risiedeva strana nella pancia di Lan Zhan. Era come se, ogni qualvolta che guardava Wei Ying, vedesse l'immagine residua di chi era stato. Sovrapponendosi al nuovo Wei Ying, che non restava più sveglio fino all'una di mattina per giocare ai videogiochi o perdersi in un libro, per poi infilarsi nel letto con Lan Zhan e lagnarsi quando Lan Zhan si alzava per la sua corsa. Era cresciuto, molto più di Lan Zhan. Lan Zhan non pensava di essere cambiato molto negli ultimi tre anni, era solo diventato più introverso, forse un pochino più triste.
Non credeva che Wei Ying lo avesse notato.
Wei Ying lo accompagnò alla porta e lo osservò mettersi le scarpe in silenzio. Lan Zhan avrebbe voluto baciarlo. Disperatamente, le sue membra tremavano dalla potenza di quel desiderio. Non lo fece. Annuì e disse: "È stato bello vederti, Wei Ying. Grazie per… l'invito."
Wei Ying sbuffò una risatina e guardò altrove: "Già, Lan Zhan. Prego. Per l'invito."
La porta si richiuse alle sue spalle con un tonfo sordo e lui tirò fuori il cellulare per chiamare un DiDi.
Nonostante fosse andato a letto molto più tardi rispetto al suo solito, quella notte impiegò molto tempo ad addormentarsi.
*
Il lavoro a ShangHai era simile a quello a BeiJing, a parte il numero maggiore di riunioni. Alle otto di mattina, suo zio lo accolse nella sala conferenze con un burbero: "Lan Zhan". Lan Zhan annuì, salutandolo a sua volta.
Proseguì per la sua giornata. Il piano di lancio del nuovo strumento stava andando bene. Lan Huan - felice di vederlo, come sempre - mostrò a Lan Zhan le grafiche pubblicitarie, chiedendo la sua opinione, come se fosse importante. Poi gli presentò un prototipo: "Vieni, guarda. Vuoi provarlo?"
Si trattava di un pianoforte elettrico che riproduceva il suono di uno a coda, col vantaggio di poter entrare nella maggior parte delle case. Era uno strumento eccezionale e, per cinque meravigliati minuti, Lan Zhan si perse nella musica, mentre eseguiva una sonata di Beethoven. Il meccanismo dei tasti era fluido e l'acustica del piano sembrava capace di riempire una sala concerti. Quando finì di suonare, Lan Zhan sollevò lo sguardo verso il proprio raggiante fratello: "È ottimo. Penso che andrà molto bene."
"Penso pure io." Concordò Lan Huan. Poi portò Lan Zhan a pranzo fuori.
"Dimmi, come vanno davvero le cose?" Domandò sopra una ciotola di noodles.
Lan Zhan si accigliò, armeggiando con le sue bacchette: "Cosa intendi?"
"Al telefono, eri sembrato… diverso." Rispose Lan Huan, cauto. Troppo cauto. "Voglio solo assicurarmi che il mio fratellino sia felice."
Lan Zhan fissò i propri spaghetti: "Certo. Va tutto bene. " La monotonia della sua voce udibile persino alle sue orecchie.
"Ti stai… vedendo con qualcuno?"
Lan Huan aveva sempre voluto la felicità di Lan Zhan. Non poteva fargliene una colpa, dal momento che Lan Zhan voleva la stessa cosa per Lan Huan. Se lo ripeté mentre veniva attraversato da un'ondata di irritazione. "Non ne ho le opportunità." - Sibilò tra i denti. - "Il lavoro occupa molto del mio tempo."
"Beh," fece Lan Huan, per poi acquietarsi un momento. "Sai, prende parecchio anche del mio tempo. Però MingJue e io riusciamo comunque a…"
"Va bene così." Lo interruppe Lan Zhan. Era così inusuale che le sopracciglia di Lan Huan si inarcarono sbalordite. Lan Zhan serrò gli occhi. "Mi dispiace," - Si accasciò, depose le proprie bacchette e si appoggiò allo schienale della sedia. - "ieri ho avuto… un incontro."
Lan Huan era sempre stato estremamente percettivo, soprattutto quando riguardava Lan Zhan: "Wei Ying."
Fissando la propria mano posata sopra il tavolo, Lan Zhan annuì. Meno di ventiquattro ore prima, quella mano aveva toccato la pelle di Wei Ying.
"E… com'è andata?"
Con un sospiro, Lan Zhan gli raccontò tutto. L'incontro fortuito al Family Mart, i messaggi, la visita. "Non… avremmo dovuto fare quello che abbiamo fatto." Fu quanto disse riguardo al sesso. Lan Huan lo avrebbe intuito molto presto. "Non l'ho più sentito da allora."
Le sopracciglia aggrottate per la preoccupazione, Lan Huan domandò: "Tu lo vorresti?"
Disperatamente. Lan Zhan realizzò che in ogni istante in cui il suo cervello non era attivamente occupato in un compito, aveva aspettato che il proprio telefono vibrasse con una notifica. Era rimasto inerte nella sua tasca in un modo frustrante. Assentì: "Mi piacerebbe sicuramente rivederlo, prima di ripartire."
"E," Lan Huan parlò col suo tono più cauto, "cosa potrebbe portarti?"
Lan Zhan lo fulminò con lo sguardo: "Niente. Voglio soltanto vederlo."
Suo fratello rimase in un lungo silenzio, nel palese tentativo di selezionare le parole perfette da dirgli. Qualche volta, Lan Zhan detestava l'accortezza di suo fratello, come non parlava mai senza averci riflettuto. Qualche volta, Lan Zhan sperava che avrebbe semplicemente detto quello che gli passava per la testa. Infine, Lan Huan constatò: "Però, sembra che vederlo ti abbia scosso."
Tutto d'un tratto, Lan Zhan agognò di porre fine a tale conversazione. Non aveva una risposta da dare, nulla che potesse spiegare. Tutto ciò che voleva era crogiolarsi in una briciola dell'attenzione di Wei Ying, guardarlo di nuovo negli occhi e magari, se fosse stato fortunato, vederlo sorridere. Scosse il capo e sollevò nuovamente le proprie bacchette per prendere degli spaghetti.
Al che Lan Huan sospirò, pur accettando il fatto che non avrebbe ottenuto altro da Lan Zhan. Terminarono il loro pasto in silenzio, come era stato insegnato loro da bambini.
*
Wei Ying:
Questo è stupido, non volevo scriverti di nuovo, ma sei ancora in città?"
La notifica arrivò dopo le otto della notte successiva, proprio quando Lan Zhan stava per lavarsi i denti. La sua bocca si seccò. Armeggiò per rispondere, rischiando quasi di cancellare il messaggio per sbaglio, nella fretta.
Lan Zhan: Lo sono.
Non sapeva che altro dire, pertanto inviò la risposta e affondò nella sedia davanti alla scrivania, cellulare in mano. Wei Ying iniziò a digitare quasi subito. Come in precedenza, scrisse a lungo, poi il cursore svanì. Per poi riapparire. Lan Zhan trattenne il fiato.
Wei Ying: Vuoi venire da me? Ho altro di quel tè.
Entro due minuti, Lan Zhan era già fuori dalla porta, mandando la risposta con una mano sola. Il DiDi arrivò con una velocità gratificante.
Wei Ying lo accolse sulla porta con un'espressione incerta, come se lui stesso non sapesse il motivo per cui aveva esteso l'invito. "Hey. Entra."
Aveva già preparato un paio di ciabatte per ospiti. Lan Zhan se le infilò. Poi seguì Wei Ying nel salotto. Quella volta, il disordine era stato sistemato un poco: i giocattoli non più sparsi sul pavimento ma infilati accanto ai contenitori in un angolo della stanza. Come l'ultima volta, l'unica luce era una fioca lampada accanto al divano. Donava un aspetto sognante al tutto, una specie di bagliore soffuso che riempiva lo spazio accogliente.
"Accomodati, ti porto il tè."
Lan Zhan fece come richiesto, prendendosi lo stesso posto dell'altra volta. Non si permise di sperare altro, oltre a una conversazione amichevole. In ogni caso, Wei Ying tornò col suo tè e una birra per se stesso e, dopo che avevano finito metà delle loro bevande quasi in silenzio, Wei Ying deglutì - Lan Zhan aveva catturato il movimento con occhi famelici - e disse: "Vieni qui."
Lan Zhan obbedì.
Non arrivarono alla camera da letto.
Fu frenetico, almeno da parte di Lan Zhan. Si scrollarono a malapena le vesti di dosso, muovendosi l'uno contro l'altro come una singola entità, e si baciarono per ciò che apparve un'eternità. Wei Ying afferrò il volto di Lan Zhan con mani tremolanti e non lo lasciò allontanare nemmeno per un secondo. Lan Zhan avrebbe voluto assaporare ogni frammento di lui, ma non era mai stato capace di negare a Wei Ying i propri baci.
Infine, dopo un po', si liberò delicatamente dalla stretta di Wei Ying e scivolò in basso. Se stava tentando di prolungare l'inevitabile, nessuno avrebbe potuto biasimarlo. Stuzzicò Wei Ying con la propria lingua, i muscoli dell'altro che si contraevano sotto il suo tocco, poi lo prese in bocca. Wei Ying gli afferrò la nuca, soffocando le proprie grida contro la mano.
Lan Zhan lo fece venire, e ingoiò tutto. Adagiò la propria fronte contro le sue anche, limitandosi a respirare, per un po'. Lui era ancora dolorosamente, disperatamente eccitato.
Wei Ying armeggiò con la propria tasca posteriore e gli schiaffò in mano un piccolo pacchetto di lubrificante.
Come la volta precedente, non si disturbarono di usare un preservativo.
Boccheggiando spasmodicamente contro la nuca di Wei Ying, Lan Zhan sapeva di dover andarsene ora che avevano finito. Ma, magari, Wei Ying gli avrebbe offerto un'altra tazza di tè. Forse avrebbe potuto restare lì un pochino più a lungo, in quella stanza accogliente che profumava tutta di Wei Ying.
Poi Wei Ying si dimenò sotto di lui e Lan Zhan indietreggiò, bisbigliando le proprie scuse. Wei Ying scosse il capo in silenzio. Lan Zhan si tirò fuori con tutta l'attenzione che gli riuscì.
"Salviette?" Domandò.
Wei Ying sventolò la mano verso un set di scaffali dove era posata una scatola di fazzoletti. Lan Zhan si sollevò e, dopo essersi tirato su mutande e pantaloni, ne afferrò una manciata. Wei Ying permise a Lan Zhan il lusso di ripulirlo, e Lan Zhan lo fece con attenzione e cura, fino a che Wei Ying fu in grado di rialzarsi senza fare un macello sul divano. Ancora una volta, lasciò silenziosamente la stanza. Lan Zhan si diede una sistemata e si sedette, in attesa. Quando Wei Ying rientrò, si bloccò per un attimo, come se non si fosse aspettato di trovarlo ancora lì.
Lan Zhan si schiarì la gola: "Vuoi che… preferiresti che me ne vada?" Domandò nel tono più neutro che gli riuscì.
"Beh… se vuoi tu, immagino. Stavo per farmi un'altra birra."
Lan Zhan annuì lentamente. Non disse resterò per tutto il tempo che mi concederai. Rispose invece: "Posso restare un po'."
Wei Ying si morse il labbro, fece un cenno col capo, poi si girò sui talloni e si allontanò di nuovo.
Lo fecero di nuovo due notti più tardi. Era l'ultima notte di Lan Zhan a ShangHai. Iniziarono con le loro bevande sul divano, poi Wei Ying posò la birra, si schiarì la gola e chiamò a sé Lan Zhan. Era una danza familiare oramai, e lo spettro della partenza di Lan Zhan aleggiava su di loro mentre si baciavano. Ancora una volta, fu disperato, affrettato, le mani di Lan Zhan che sollevavano la maglietta di Wei Ying mentre si baciavano, con le dita di Wei Ying che scattavano sui bottoni di Lan Zhan, slacciandoli uno dopo l'altro.
"Dovremmo… il letto, sul letto è più facile…"
Lan Zhan annuì, senza staccarsi. "Si, letto." Concordò, le labbra a un soffio da Wei Ying. Chiuse la distanza tra loro e il suono che emise Wei Ying quando le loro bocche si trovarono attraversò Lan Zhan come un fulmine. Erano sempre stati bravi a letto. Il tempo non li aveva derubati di ciò, come aveva fatto con tutto il resto.
Wei Ying si stava dimenando sotto Lan Zhan quando un rumore simile a dei passi raggiunse l'orecchio di Lan Zhan, e poi…
"BaBa?"
Lan Zhan sussultò mentre scattava all'indietro, sbattendo contro il bracciolo del divano. Wei Ying non lo guardò quando si tirò velocemente su, si sistemò la maglietta e spalancò le braccia verso il proprio figlio. Lan Zhan si abbottonò rapidamente la camicia, le orecchie in fiamme.
"Cosa c'è, baobei? Cos'è successo?"
Il bambino si stava strofinando un occhio con la mano paffuta, quando s'imbronciò: "Mi sono svegliato." Si avvicinò piano piano a Wei Ying, lanciando occhiate curiose verso Lan Zhan. Che era pietrificato sul posto. Era ancora duro, ma tentò di nasconderlo incrociando le gambe. Il suo battito era troppo forte nelle sue orecchie. Osservò Wei Ying avvolgere il proprio figlio in un abbraccio, per poi portarselo nel grembo.
"Un brutto sogno?"
Il piccolo annuì in silenzio, affondando nel petto di Wei Ying, il viso premuto contro il suo collo. Fu strano pensare che, fino a pochi attimi prima, Lan Zhan lo stava toccando lì. Col suo bambino nel grembo, Wei Ying appariva intoccabile. Non guardò Lan Zhan mentre cercava di calmare il proprio figlio.
"Sai che avresti dovuto chiamarmi, vero? E non alzarti del letto?"
Il bimbo annuì in silenzio.
"Non si va in giro di notte, vero?"
"Vero." Sospirò il piccolo.
"Ottimo. Vuoi una storia della buonanotte?" Domandò Wei Ying.
"Hai invitato degli amici, baba?" Ribatté A-Yuan, al posto di rispondere. Stava osservando Lan Zhan con uno sguardo assonnato ma curioso. "Una festa?"
Wei Ying soffocò una risata: "Non un granché come festa, con solo due persone, non pensi?" Passò una mano sulla fronte del bambino, scompigliandogli i capelli. "È solo Lan Zhan, baobei. L'hai incontrato l'altro giorno."
"Pensavo che non ti piacesse." Affermò il piccolo.
Lan Zhan arrossì e si guardò il grembo, dove non era quasi più certamente eretto. Si era trattenuto oltre il dovuto, realizzò. Non avrebbe dovuto essere lì.
Dopo un lungo silenzio, Wei Ying mormorò: "Non mi dispiace Lan Zhan."
Lan Zhan inspirò ed espirò piano.
"Ma devi tornare a letto, d'accordo?"
Il piccino sollevò la testa e guardò Wei Ying negli occhi: "Vuoi divertirti senza di me?"
"Beh, Lan Zhan stava per andare via, quindi no."
Ah. Giusto. Lan Zhan conosceva il segnale. Si schiarì la gola: "Esatto, A-Yuan. Mi dispiace di averti disturbato. Wei Ying, è stato… bello vederti."
Wei Ying lo adocchiò con un cipiglio: "Lascia che lo rimetta a letto, prima, d'accordo?"
Quasi sollevato dal divano, Lan Zhan si bloccò e tornò a sedersi: "Perfetto."
Wei Ying tornò a rivolgersi ad A-Yuan. "Attaccati a me." E A-Yuan obbedì immediatamente, serrando le sue piccole braccia attorno al collo di Wei Ying. "Andiamo." Wei Ying si alzò, il figlio in braccio, aggrappato a lui come una scimmietta. Uscì dalla stanza con A-Yuan, lanciando Lan Zhan a fissare le loro bevande non terminate e rimpiangere il loro incontro interrotto.
Il suo treno sarebbe partito relativamente presto la mattina e, anche se aveva già messo tutto in valigia, si sentiva ancora impreparato, come se avesse dimenticato qualcosa. Era certo che quella sensazione si sarebbe dissipata nel mattino. Lan Zhan non dimenticava mai nulla di importante quando viaggiava.
Wei Ying impiegò un po' a tornare. Durante quel tempo, Lan Zhan diventò irrequieto e portò la propria tazza in cucina. Era piccola, meno spaziosa di quella di Lan Zhan, caratteristicamente disordinata. Vi erano piatti nell'acquaio e qualche macchia sul ripiano. Lan Zhan si chiese come fosse la vita con un bambino piccolo. Wei Ying non era mai stato una persona particolarmente ordinata. Lan Zhan poteva immaginare che l'aggiunta di un bambino, a quel mix, avesse portato molti livelli di difficoltà.
Tornò in salotto e si guardò attorno. Wei Ying avrebbe potuto metterci ancora un po', pertanto iniziò a raccogliere i giocattoli e li portò nell'angolo con i contenitori. Lego, camion, bambole… sembrava che tutto avesse il proprio posto, ma non fosse stato riordinato da un po'. Lan Zhan sistemò i vari articoli come meglio poteva poi, in qualche modo soddisfatto, tornò ad attendere sul divano.
Infine, quando Wei Ying riapparve, si irrigidì sulla soglia della porta e si guardò intorno: "Mi hai pulito il salotto?"
Lan Zhan si sentì subito uno sciocco: "Sì. Mi dispiace. Io ero semplicemente… seduto qui, e…"
Wei Ying scosse il capo, un angolo della sua bocca sollevato: "Non sei cambiato."
Il petto di Lan Zhan gemette a tali parole. "Ora me ne vado." Pronunciò, come fosse una promessa.
Wei Ying si morse il labbro: "Beh. Se vuoi tu."
Lan Zhan si accigliò: "Pensavo… hai detto ad A-Yuan che…"
"Solo per farlo tornare a letto, Lan Zhan. Qualche volta devi mentire ai bambini, altrimenti non è più finita. Ora si è addormentato. Siamo a posto."
Andarono nella camera di Wei Ying, chiusero la porta. I vestiti sparsi ovunque sul pavimento, si baciarono, avvinghiati l'un l'altro, i membri che si sfregavano, fino a quando Wei Ying raggiunse l'orgasmo. Tremava tra le braccia di Lan Zhan, che lo baciò lungo l'intera durata. Poi Wei Ying si girò e Lan Zhan si strusciò contro di lui, il suo pene umido di desiderio. Lo fece scivolare tra le natiche di Wei Ying e, in troppo poco tempo, si liberò su tutta la sua schiena.
Il suo battito stava ancora tornando alla normalità, quando Wei Ying mormorò, sottovoce: "Te ne stai andando, vero?"
Per un momento, Lan Zhan si domandò se fosse un invito a lasciare la casa, ma poi comprese il sottinteso: "Al mattino. Si."
Wei Ying annuì contro il cuscino. "Bene."
Lì disteso, Lan Zhan venne colpito da un'ondata di stanchezza così sconvolgente che lo lasciò a malapena in grado di respirare. Non avrebbe voluto ripulirsi, non avrebbe voluto rimettersi i vestiti. Non avrebbe voluto andare verso la porta d'ingresso, e salutare Wei Ying con un bacio. Non avrebbe voluto chiamare un DiDi e tornare nella sua vuota stanza d'hotel dove tutte le sue cose, a parte un cambio per il giorno successivo e il suo spazzolino da denti, erano già state messe in valigia.
Non avrebbe voluto, ma doveva.
"Lan Zhan," sussurrò Wei Ying "se non avessi un figlio… avrei voluto che restassi fino alla mattina."
Mancò poco che Lan Zhan emettesse un lamento. La speranza che gli volteggiava nello stomaco era una sensazione pericolosa, tagliente. Non poteva permettersi di coltivarla. Doveva sopprimerla.
"Comprendo," rispose. "Devo andare." Aggiunse con riluttanza. Se non se ne fosse andato subito…
Si ripulirono, per poi rivestirsi in silenzio, dandosi le spalle l'un l'altro. Una volta allacciato l'ultimo bottone, Lan Zhan si raddrizzò e si voltò. Wei Ying lo stava scrutando. Uscirono dalla sua camera, dirigendosi verso l'ingresso. Lan Zhan si tolse le pantofole per ospiti e infilò i piedi dentro le proprie scarpe, Wei Ying che lo osservava con uno sguardo affilato.
Dopodiché, proprio in quel modo, era tempo di andare.
"Bene. Immagino sia tutto." Fece Wei Ying.
Lan Zhan annuì lentamente, non fidandosi delle proprie parole.
"Già." Wei Ying rise senza alcuna gioia, passandosi una mano tra i capelli. "È stato folle. Stupido, probabilmente."
Lan Zhan abbassò lo sguardo. A piedi nudi, Wei Ying se ne stava lì in pantaloncini e maglietta, e sembrava lontano quanto la luna. "Sono… sono dispiaciuto."
"Lo sei?" La sua voce era tagliente. "Beh."
Lan Zhan si costrinse a sollevare lo sguardo fino a incontrare gli occhi di Wei Ying: "Mi dispiace dover partire." Di nuovo. Sempre. "Non sono dispiaciuto per ciò che abbiamo fatto."
Wei Ying distolse lo sguardo e si morse il labbro inferiore. "D'accordo. Beh." Abbassò la mano. "Ciao, Lan Zhan."
Lan Zhan avrebbe voluto chiudere lo spazio infinito tra loro, varcare l'abisso e stringerlo a sé e restare lì. Avrebbe voluto baciare le sue labbra, le sue guance, la zona soffice dietro il suo orecchio. Invece, annuì rigidamente e disse: "Ti saluto, Wei Ying." - esitò - "sembri un padre meraviglioso. Spero… spero che le cose non siano troppo difficili per te."
Wei Ying scosse il capo, emettendo un'altra risata senza gioia: "Grazie, immagino. Non ho davvero una scelta nella faccenda, ma amo davvero quel bambino."
"Posso vederlo."
Alla fine, fu Wei Ying a chiudere la distanza tra loro. Quello che entrò nello spazio di Lan Zhan e posò una mano sul suo petto. Lan Zhan catturò il suo polso e lo tenne premuto contro di sé. "Ciao, Lan Zhan." Bisbigliò Wei Ying mentre gli fissava le labbra.
"Ti saluto, Wei Ying."
Fu un bacio dolce. Sentendosi dolorosamente vulnerabile e intenerito, Lan Zhan tentò di prolungarlo il più possibile, ma doveva finire. E finì.
Non ricordava il saluto, non prestò attenzione al tragitto che lo riportò in strada. Chiamò la macchina in trance, e si ridestò soltanto a metà strada verso l'hotel, quando l'autista cambiò la stazione radio.
Con la testa adagiata contro il finestrino, osservò lo scorrere delle vie, tentando di non pensare.
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