Actions

Work Header

Todo Modo

Summary:

«Todo modo para buscar la voluntad divina.»

La storia di Armand e Marius pre e post canon. Armand apre di nuovo il suo cuore a Marius e ora lui deve essere pronto ad accettare qualsiasi cosa la sua creatura sia diventata. Eventi chiave della rinascita della loro storia d'amore, ma soprattutto un'analisi sui due personaggi, attraverso citazioni cinematografiche di autori e registi controversi.

Notes:

«Todo modo para buscar la voluntad divina.» Dagli Esercizi Spirituali di Sant’Ignazio di Loyola, fondatore dei Gesuiti.

Ispirato alle atmosfere minimali, tetre e satiriche del film “Todo Modo” del 1976 di Elio Petri. Un film che secondo me è un capolavoro a livello internazionale, qualcosa che si avvicina al Mosé di Michelangelo, un’opera massima dove gli attori tornano al centro della narrazione e dove la scenografia è minimale, opprimente e oscura. Film sottoposto a censura, è stato riscoperto di recente come il capolavoro che è. Penso che possa essere fruibile anche da un pubblico non italiano, dato che il film si pone come fuori dal tempo, nonostante la critica politica e storica.

Tutto questo per dire che l’idea di Armand in questo ruolo di “prete cattivo” è stata data dal personaggio di Mastroianni nel film.
Ci saranno altri capitoli su questo filone, ma non avrò una scadenza settimanale o mensile, semplicemente quando mi verranno in mente le scriverò e le posterò.

Inspired by the minimal, gloomy and satirical atmospheres of Elio Petri's 1976 film "Todo Modo." A film that in my opinion is an international masterpiece, something approaching Michelangelo's Moses, a maximal work where the actors return to the center of the narrative and where the set design is minimal, oppressive and dark. A censored film, it has recently been rediscovered as the masterpiece that it is. I think it can also be enjoyed by non-Italian audiences, as the film stands as out of time, despite the political and historical criticism.

All this is to say that the idea of Armand in this "bad priest" role came from Mastroianni's character in the film.
There will be more chapters on this thread, but I will not have a weekly or monthly deadline, simply when they come to mind I will write them down and post them.

As always, English-speaking friends I recommend using Deepl (who should be paying me by now for how much I recommend him) to translate the fanfic.

Chapter 1: Capro Espiatorio

Notes:

(See the end of the chapter for notes.)

Chapter Text

 

CAPRO ESPIATORIO 

 

Non gli piaceva vedere Marius in quelle condizioni. Tante cose di ciò che era successo non lo rendevano felici, anzi lo rendevano furioso. Vedere Pandora in quelle condizioni, così debole e triste, una creatura miserabile che non sembrava l’ombra della donna che era stata e poi Marius, l’uomo che aveva sempre dominato le proprie emozioni – o che pensava di farlo – che prima riduceva in cenere Arjun e poi chiedeva di essere punito.
Non era il suo Marius, quello.

Lo raggiunse nelle sue stanze, maestose e meravigliose, nei colori del rosso e dell’oro. Ogni appartamento era un mondo a sé in cui ogni vampiro poteva ricreare il suo piccolo paradiso privato e a quanto pare quello di Marius era una commistione tra quella che doveva essere la sua casa nell’antica Roma e la loro stanza a Venezia. Aveva un’idea ben precisa in mente e per questo era andato da lui vestito di nero. Marius non era certo dell’umore per ricevere visite e infatti non accolse Armand nel migliore dei modi, ma non gli sfuggì il suo abbigliamento. Una camicia di seta nera, dalle maniche ampie e chiusa fino al collo, con un che di virginale e attillati pantaloni in pelle, oscenamente stretti sulle cosce tornite.
«Armand, vorrei restare da solo.»
«Ciò che vuoi non mi interessa», rispose il suo novizio, avvicinandosi all’uomo triste e angosciato seduto sul letto a baldacchino. «Credo di poter lenire la tua sofferenza.»
Non era vestito di nero senza motivo, aveva scelto quell’abbigliamento appositamente per lui.
Si avvicinò abbastanza a Marius per potergli accarezzare i capelli. Da quando Armand era tornato a Trinity Gate non si erano più cercati, anche se Daniel aveva invitato il romano a raggiungerlo, ma lui aveva preferito rinchiudersi nelle sue stanze a scrivere la costituzione, con la ben poco passionale ma consolatoria presenza di Bianca, a dargli una mano a sistemare le carte.
«E come, Armand? Hai per caso un modo per tornare indietro nel tempo e impedirmi di commettere un terribile crimine?»
«Oh, mio dolce Maestro, non essere così patetico e auto indulgente.»
Marius aggrottò le sopracciglia, infastidito dal tono paternalistico e ironico e alzò lo sguardo verso di lui. I meravigliosi capelli ambrati, quei boccoli in cui aveva perso le notti a passare le dita, erano legati in maniera severa sulla nuca. Il volto completamente libero da ricci, i crudeli occhi castani che lo guardavano dall’alto. Sembrava una creatura imponente, con quei vestiti neri e il viso libero dai boccoli che andavano ad addolcire lo sguardo, ora duro, severo e non divertito.
La sua mano scese dai capelli al viso, accarezzando una guancia di Marius, fino alla mascella quadrata.
«Vuoi essere punito per quello che hai fatto e hai ragione a volerlo. Il concilio è formato da persone fondamentalmente incapaci di gestire una comunità, egoiste e ipocrite, che davanti a un altro vampiro che non fossi tu avrebbero chiamato a gran voce la prigione o la pena di morte. Io invece so bene cosa sarebbe stato opportuno fare, chi meglio di un Maestro della Congrega sa cosa voglia dire infliggere una punizione? Ristabilire l’ordine? Tenere le persone al proprio posto?»
Marius raddrizzò la schiena, appoggiando le mani sulle ginocchia, accettando di buon grado le carezze del suo amato novizio, anche se odiava sentir parlare del suo periodo come Maestro della Congrega. Indubbiamente però c’era un’esperienza alle spalle che Armand poteva usare.
«E come avresti gestito a cosa, se avessi avuto il potere di farlo?»
Armand sorrise appena, chinandosi per prendere le sue mani e poggiarsele sui fianchi.
«Avrei creato una stanza nei sotterranei, buia, senza alcuna bellezza, per punizioni per chi spreca del Sangue. È la cosa più importante che abbiamo, giusto? Bisogna ripagare il Sangue con il Sangue, ma non con una pena di morte.»
Marius prese un profondo respiro, stringendo la vita sottile del suo amato. Armand aveva sempre saputo leggergli dentro senza indugio, vedendo il suo cuore di mostro come nessuno era riuscito.
«In un momento come questo soffro terribilmente di non poterti mostrare ciò che vorrei con i miei poteri, le mie visioni sono sempre così convincenti. Ma abbiamo il Sangue», disse porgendo un polso al suo Maestro. Marius sollevò le mani per sbottonare il polsino della camicia e alzare la manica, arrotolandola con strana obbedienza. Armand si era nutrito e lo aveva già notato dalla sua pelle arrossata e florida. Chiuse gli occhi e leccò la pelle calda, là dove piccole vene sottili pompavano quel sangue magico, intossicante. Indugiò nel suo lappare là dove le vene erano leggermente in rilievo, nel ricordo di quando dava piacere al suo giovane amore leccando altre parti di lui. Affondò i denti nella carne del polso, facendo sospirare Armand, che in risposta appoggiò la mano libera sulla sua nuca, premendola contro di sé.

Una stanza buia, uno scantinato adibito a una mera camera della tortura. Marius reso meno di un animale, legato per i polsi, inginocchiato, con un collare legato a terra in modo che non potesse alzare lo sguardo. I capelli biondi, così fluenti e belli, tagliati corti per disprezzo. Niente se non una cosa piena di Sangue da donare ai novizi, ai nuovi vampiri che avevano bisogno di diventare più forti. Non la morte, ma giorni, settimane o mesi a servire allo scopo più basso della catena alimentare di un vampiro. I novizi più giovani sarebbero stati i primi a entrare, sotto la supervisione del più dolce dei carcerieri, mentre si nutrivano di Marius, bevendo il sangue dalle parti esposte, dalle sue braccia, dal petto, dalle gambe. Le catene rafforzate con i capelli della potente Maharet sarebbero state impossibili da spezzare, anche in un atto di feroce ribellione. I vampiri erano tutti bellissimi, esseri umani scelti per la loro avvenenza e peculiarità intellettive, eppur in quel contesto non parevano altro che piccole bestie affamate dagli occhi luminosi e le zanne aguzze.
Dolore ed estasi a ogni morso, a ogni dono del suo sangue reso potente da tutti i secoli in cui aveva bevuto da Akasha e che ora era costretto a dare ai giovani contro la sua volontà.
La posizione scomoda e umiliante, nudo come uscito dal ventre della madre e i capelli tagliati ogni notte dal suo amato secondino. Sarebbe stato compito di Armand scacciare i giovani troppo affamati, troppo arroganti da pretendere di poter bere quanto volevano dal suo Maestro. Sarebbe stato crudele con loro quanto lo era con lui, cacciandoli a pedate, se non a cinghiate, usando quella potente voce maschile, imperiosa e autoritaria che aveva spaventato Marius a Parigi. E quando Marius sarebbe stato troppo debole per offrire altro sangue, allora Armand gli avrebbe portato una vittima umana, che avrebbe tenuto tra le braccia, osservando il suo Maestro affrontare stoicamente la sua punizione con tenerezza. Avrebbe continuato a rasare i suoi capelli ogni notte e a supervisionare i giovani, tenendo una frusta nella mano destra per impartire disciplina.
Una volta liberato Marius avrebbe avuto molto più rispetto per il Sangue e per l’importanza della vita di un vampiro.

Si staccò dal suo polso, ingoiando l’ultimo sorso, ansimando come se avesse vissuto sulla propria pelle le immagini di quella terribile ed eccitante visione. Abbracciò la vita di Armand e se lo portò vicino, fino ad appoggiare la guancia sul suo addome. Sarebbe stato umiliante, sporco e terribile, ma sarebbe stato giusto, sarebbe stato orribile e in linea con la loro natura. Non era umani, non bastava privare della libertà, le punizioni dovevano essere esemplari. Baciò il petto del suo novizio attraverso la seta nera e morbida della camicia, poi alzò lo sguardo. Non era il suo solito Marius, il romano razionale, l’uomo gentile e passionale, ma anche quello era Marius e Armand lo accettava dal profondo del cuore. Aveva sempre amato il mostro dietro il perfetto abito da essere umano che indossava.
«Saresti disposto a farlo per me?»
Armand gli accarezzò i capelli, tirando indietro la chioma bionda tra le dita.
«Non ce lo permetteranno mai», rispose sussurrando.
«No, solo tu. So che gli altri non permetteranno mai una cosa del genere e soprattutto non ora, ma ho bisogno di espiare questo crimine.»
«Questo peccato», lo corresse Armand, con un sorriso. «Molto probabilmente Arjun se lo meritava, come molti di noi.»
«Nessuno sarebbe disposto a farlo e io non sarei disposto a farmelo fare, se non da te. Tu, Armand, la mia grande e unica eccezione per qualsiasi cosa.»
«Il tuo più grande e unico crimine», aggiunse il suo novizio con un sorriso crudele. «Ma senza di me come potresti sopportare il peso della colpa e trovare il modo di perdonare te stesso? Hai bisogno di me.»
Il cuore di Marius sarebbe sempre stato pagano fino al midollo, e ora non vedeva altro che un Dio nelle sembianze di un giovane, sceso dal suo trono di marmo e oro per correre in suo aiuto, come in un’Epopea omerica.
«Chiedimi ogni sacrificio e io lo farò, mio splendido dio dei boschi.»
«Un dio dei boschi? Non un diavolo tentatore?»
«Da dove pensi che i cristiani abbiano preso l’idea?» Rispose Marius, sorridendo felice, per la prima volta da giorni.
«Non ho un set di catene abbastanza forti da trattenerti, da poter usare nelle cripte, né penso che passeremmo inosservati... quindi se vuoi che io sia il tuo crudele dio dalle passioni umane, dobbiamo farlo qui.»
Marius era senza inibizioni. Dopo essersi messo a nudo, umiliato dalla sua stessa rabbia davanti alla corte, che cos’era per lui lasciarsi andare a un gioco erotico, alle sevizie del suo personale Maestro del dolore?
Abbracciò ancora Armand, stringendolo a sé con fare rude, portandoselo a cavalcioni sulle gambe.
«Grazie», sussurrò realmente grato, lasciando poi che il suo amato si alzasse e lo guardasse.
«Via la tunica», ordinò Armand, guardandolo con occhi scuri, profondi e quasi affettuosi.
Marius si tolse la tunica di velluto rosso, sotto cui non indossava nulla non avendo bisogno di proteggere il proprio corpo più del necessario.
Con mani sicure Armand lo spinse indietro sul letto, gattonando sopra di lui, il leggero fruscio dei pantaloni di pelle, il rumore degli anfibi che affondavano nel copriletto di velluto. Passò le dita sul petto, le unghie tra i peli sottili e dorati.
«Dobbiamo trovare un capro espiatorio», disse Armand, sorridendo abbastanza da mostrare le zanne. «Perché sono un dio crudele e ti adoro, sei la mia vittima perfetta... vorrei mangiarti il cuore.»
Marius sospirò pesantemente e sorrise ancora, abbandonandosi alla volontà di Armand, trattenendo ogni gemito quando i canini crudeli del suo novizio affondarono nella carne del suo petto. Lo morse vicino al capezzolo, succhiandolo mentre beveva il suo sangue, così ricco e dolce. Portò una mano al volto di Marius e lo artigliò, sentendo sotto le dita le ossa dei suoi zigomi, il suo naso sottile, la mandibola. Gli voltò il viso di lato, mentre lo svuotava, come se stesse bevendo dal suo cuore. Lo lasciò quasi svuotato, guardando le dita di Marius stringere il copriletto fino quasi a strapparlo.
Armand era arrossato dal sangue ed era ancora più perfetto allo stesso tempo. Sistemò la manica della camicia, ancora sollevata sul gomito, il tutto restando seduto sul ventre di Marius, che lo guardava con occhi socchiusi.
«Vado nelle segrete a prendere un uomo malvagio che possa fare al caso nostro.»

Nei corridoi bui del castello incrociò Lestat, che lo fermò, guardandolo dall’alto dalla testa ai piedi.
«Armand? Vestito di nero dopo così tanto tempo?»
«Non ho tempo ora per parlare delle mie scelte stilistiche.»
Lestat sorrise, con malizia, mentre gli girava attorno, infilando le nocche delle dita nei jeans.
«Non sembri neanche tu vestito così.»
«Hai mai visto un’immagine di te stesso, una foto, fatta da un’angolazione che mostra te stesso in un modo in cui altrimenti non potresti vederti pensando... “quello sono io? Anche quello sono io.”»
Il principe restò in silenzio, ponderando le parole di Armand, capendo che stava succedendo qualcosa di cui lui era tenuto all’oscuro e di cui Armand non gli avrebbe mai parlato.
«Volevo parlare con Marius, l’ho visto provato.»
«Mi sto occupando io di lui, torna ai tuoi doveri e sia mai che tu possa darmi ascolto... ma ora lascialo stare. Te lo restituirò più forte di prima.»
Lestat alzò le sopracciglia, appoggiò le mani sui fianchi e sorrise apertamente, capendo forse cosa stesse accadendo tra i due.
«Qualsiasi cosa tu stia facendo spero poi di ricevere, prima o poi, lo stesso trattamento.»
«No, mio principe, ci sono cose che esistono solo per il mio Maestro.»

Passando per i corridoi segreti del castello, in modo da non essere notato da nessuno, mentre si trascinava dietro l’uomo che aveva scelto per il suo sacrificio. Gli aveva fatto indossare un cappuccio nero, a torso nudo e con indosso solo i sudici pantaloni del completo elegante che indossava quando lo avevano catturato. Entrando in camera lo buttò sul pavimento. Mentre Marius era ancora steso sul letto, svuotato e debole per alzarsi, abbastanza però per assaltare la vittima sventurata.
Armand tolse il cappuccio all’uomo e ne scoprì il volto: un uomo del nord Europa, abbastanza somigliante a Marius, con capelli biondi, quasi bianchi, tagliati corti e occhi ancora più chiari di quelli del suo Maestro. Aveva però il naso leggermente adunco e labbra crudeli. Le braccia legate dietro la schiena, un bel corpo scolpito da anni di palestra.
«Salutiamo il nostro Gunter. Uno stupratore, truffatore e che altro? Assassino, ovviamente. Specializzato nel mercato di schiavi sessuali. Furono uomini come lui che mi strapparono dalle braccia di mio padre, dalla mia vita e mi violentarono, vero?»
Armand gli girava attorno, le mani appoggiate al petto mentre lo osservava soddisfatto. Gli passò le dita tra i capelli, nonostante l’uomo rifiutasse il contatto. Era inutile parlare, urlare, imprecare, era segregato da giorni, in attesa di morire. Sapeva cosa erano quelle creature, sapeva che fine avrebbe fatto, assaggiava la sua stessa zuppa, finalmente.
«Questi uomini, eh? Che pensano di potersi arrogare il diritto di rapire, imprigionare, stuprare, vendere altri esseri umani. Però guarda quanto è bello, è così facile fidarsi di lui», disse Armand, sollevandogli la testa, tirandolo per i capelli biondi. «Così facile accettare i suoi soldi, il suo drink, salire sulla sua macchina, vero?»
Armand si inginocchiò dietro di lui, tirando la testa indietro, offrendo la gola al suo Maestro. Quell’uomo era così simile a lui che era quasi come guardarsi allo specchio ed era perverso e meraviglioso che Armand lo avesse scelto come capro espiatorio nel senso religioso del termine. Scese dal letto, gattonando verso l’uomo, che non vedeva altro che una creatura spaventosa, dalla pelle bianca tirata, come prosciugata, occhi azzurri e lunghe zanne mostruose.
Abbracciò l’uomo e in maniera brutale lo morse sul collo, facendo persino schizzare del sangue per la violenza che usò. L’uomo urlò, dal terrore, dal dolore, ma Armand gli tappò la bocca.
Terrificanti visioni di una vita agiata trasformata in un lusso fatto di feste, droga, violenza verso le donne, verso i giovani ragazzi, verso chiunque quell’uomo potesse soggiogare. La sua infanzia a torturare i cuccioli di animale, l’adolescenza a commettere violenze verso le coetanee, protetto dai soldi del padre, e poi l’orrore più assoluto, quando la sua attenzione cadde verso chi era così giovane da non capire neanche cosa stesse succedendo. Il male puro, l’odio per chi è più debole, l’assoluta mancanza di tenerezza.
Bevve distruggendo le vene e le arterie di quell’uomo, intrecciando le dita con quelle di Armand mentre tirava indietro la testa della sua vittima, fino quasi a staccarla, pur di aver più accesso alla giugulare. Armand lo guardava sorridendo, con la dolcezza di un angelo del Caravaggio. Prese il corpo, ancora pulsante sangue, sotto le ascelle, mentre Marius sfondava la cassa toracica per tirare fuori il sangue che ancora disperato pompava sangue. Il sangue schizzò sul petto bianco del suo Maestro, sul suo viso così perfetto da essere un dio di marmo. Erano pennellate di dolore.
Tenne il cuore tra le dita, porgendolo al suo Dio pagano, al suo Maestro del dolore. Armand si chinò su e morse il muscolo, penetrando le pareti dure, intrise di sangue. Era così forte, metallico e puro il sapore di quel sangue. Socchiuse gli occhi e mugolò di piacere. Non distolse mai lo sguardo da quello di Marius, che col volto sporco di sangue e nudo come la natura lo aveva creato, sembrava quel dio della foresta che lui stesso era destinato a diventare. Armand sollevò il viso, ora sporco anche lui, con il sangue che gli copriva le belle labbra succose, il mento e le guance da fanciullo. Si chinò anche Marius sul cuore, quasi del tutto prosciugato, di nuovo assieme ad Armand, per finire ciò che ne restava. Cominciò a morderne la carne, ingoiando i pezzi duri di muscolo, come avrebbe fatto un animale, Armand che faceva la stessa cosa, consumandolo in maniera letterale.
Quando non restò più nulla tra loro a dividerli, le loro labbra si incontrarono, rischiando di mangiarsi l’un l’altra. Era un bacio reso scivoloso, caldo e metallico per via del sangue e Marius si sentiva rinvigorito, rinato in un certo senso, in quell’allegoria del sacrificio, dell’espiazione.
«Mio splendido Marius», sussurrò Armand nella sua sensuale lingua madre. «Ora è tempo di farsi un bagno, di indossare abiti puliti. Penserò io a pulire qui. Poi quando tutta questa crisi sarà passata... troveremo il modo di avere una nostra camera per queste cose.»
Si alzò, scostando con un piede il cadavere tra loro, lasciando che il suo Maestro lo abbracciasse ancora, ancora inginocchiato, insudiciando i suoi vestiti di sangue quando appoggiò il viso sul suo addome. Le dita che scivolavano sui pantaloni di pelle.
«Qualsiasi mezzo, per cercare la volontà divina», disse Marius, provocano brividi di piacere in Armand.

 

Notes:

«Hai mai visto un’immagine di te stesso, una foto, fatta da un’angolazione che mostra te stesso in un modo in cui altrimenti non potresti vederti pensando... “quello sono io? Anche quello sono io.”»

Citazione dal film "Stoker", di Park Chan-wook