Chapter Text
Portrait of a Grown Up Boy
Vi ricordate di quel ragazzino di 10-11 anni che, alle elementari, combinava sempre danni, e che trovava buona ogni scusa per fare il monello? Bene. Scordatevelo. Perché il Bart Simpson che tutti conoscevate non c’è più. E’ cresciuto, è cambiato, non un bambino, non un uomo, ma un ragazzo maturo, che ha cercato di dare il meglio.
Vi ricordate di quel ragazzino, sicuro di sé, impertinente, che sembrava fregarsene di tutto e tutti? Dimenticatelo. Adesso Bart è una figura emotiva, capace di comprendere gli altri, ma non sé stesso, fragile, eppure allo stesso tempo dotato di una determinazione e volontà superiore a quella di molti suoi coetanei, che riesce ad esprimersi solo grazie ad una disciplina che l’ha forgiato e lo ha aiutato ad amare di più se stesso.
Vi ricordate quando quel giorno, alle elementari, arrivò in ritardo e, tra tutti gli sport possibili, l’unico rimasto era la danza classica? Ottimo, perché è stata quella la disciplina, l’unica via di salvezza , l’unica cosa- secondo lui- nella quale si sentiva veramente portato, felice, spensierato, quando danzava sentiva di potersi esprimere al meglio, senza aver bisogno di parole o altro, senza inutili intermediari, esprimeva non solo sé stesso ma anche le note su cui ballava, facendosi trasportare, trasportandole lui stesso, si fondevano insieme in un’armonia perfetta che solo pochi riuscivano a raggiungere, tale che, a spettacolo finito, il pubblico commosso applaudiva per molti minuti a quel ballerino senza volto- si, poiché non aveva rinunciato ad indossare la sua maschera, non riusciva ad entrare in scena senza di essa, si sentiva nudo, scoperto, vulnerabile, come un pezzo di carne cruda gettato tra leoni affamati.
Vi ricordate del suo migliore amico, Milhouse, compagno di pazzie e di burle? Lui è ancora lì, accanto all’ex-monello, non lo ha mai abbandonato, né gli ha voltato le spalle quando Bart gli ha confessato la sua passione per la danza, anzi lo ha supportato e lo ha coperto con il padre quando aveva lezione; quel ragazzino, un po’ sfigato, ormai cresciuto e rimasto sempre vicino al suo migliore amico nonostante tutte le (dis)avventure che gli aveva fatto passare, e Bart proprio non riusciva a spiegarsi perché, nonostante tutto, fosse sempre rimasto lì.
Vi ricordate della sua famiglia, un po’ pazza, che tutti abbiamo imparato ad amare e odiare per i suoi vizi e le sue virtù? Anche il rapporto con loro era mutato. Con Maggie, la sua sorellina, Bart si comportava più che come un fratello quasi come un padre, cercando di passare con lei più tempo possibile per non farle sentire la mancanza di quella figura paterna che non ha mai imparato a conoscerla. Con Lisa, oltre che sorella anche amica e confidente, si comportava da vero fratello maggiore, protettivo, presente, non come quel genitore che non l’aveva vista maturare e diventare quella bella donna, coraggiosa ed intelligente che era, ed entrambi si comportavano quasi come secondi genitori alla piccola Maggie. Con Marge, sua madre, l’unica che non lo abbia mai abbandonato, l’unica che lo abbia spronato ad andare avanti e coltivare le sue passioni, l’unica figura genitoriale presente nella sua vita, donna coraggiosa e paziente, una vera madre di famiglia, che si faceva in quattro tra casa, lavoretti, famiglia, il tutto senza mai essere soffocante né troppo distante, roccia salda per i suoi figli. Con Homer, invece, non aveva mai avuto un vero rapporto genitore-figlio; non era una figura paterna ( non ricordava nemmeno l’ultima volta che l’aveva chiamato “papà”!), sempre assente, tra lavoro e bar, quei bar che aveva imparato ad odiare con tutto il cuore, quei bar che lo avevano trascinato via dalla sua famiglia facendogli perdere i momenti più importanti e portandolo ad essere non un cattivo padre, ma uno di quelli a cui non importa nulla; non lo considerava un padre malvagio –non aveva mai toccato né sua madre né le sue sorelle, nonostante i brutti ricordi che aveva con lui- ma aveva imparato a non considerarlo più un membro effettivo della famiglia, lo vedeva quasi come un estraneo dentro quelle mura. Non riusciva a capire come facesse sua madre a rimanere con uno come lui. Vallo a capire l’amore…
Già, e l’Amore? Che fine aveva fatto quel ragazzino latin lover che faceva cadere ai suoi piedi tutte le ragazzine della scuola? Ormai non esiste più. Si, aveva avuto molte ragazze durante gli anni del liceo, ma nessuna era stata importante, nessuna l’aveva mai attirata veramente, e soprattutto nessuna l’aveva mai capito, sembrava che tutte le ragazze con cui era stato fossero attratte solo dalla prospettiva del sesso, non veramente convinte ad avere una relazione stabile, passando da un ragazzo all’altro non appena si stufavano, e questo lo aveva molto deluso. Oltre a questo, ci si metteva pure una tendenza sempre maggiore ad osservare il corpo degli altri ragazzi, così robusti, così ben formati. Era confuso. Molto confuso. Diciamo pure troppo. Osservava sia ragazze che ragazzi, si sentiva attratto e allo stesso tempo indifferente ad entrambi, e non riusciva a capire cosa volesse veramente, cosa desiderasse, di cosa avesse bisogno. Era questo l’aspetto che più odiava di se stesso, il non capirsi, il non conoscersi a fondo. Odiava essere indeciso, non sapere cosa fare, soprattutto riguardo il suo futuro. Odiava sentirsi così. Solo la danza sembrava renderlo sicuro di sé, soltanto quando danzava sentiva di capirsi, ma quell’illusione svaniva quando le ultime note si dissolvevano e lo riportavano violentemente alla realtà, in quel mondo cui sentiva di non appartenere.
Cosa gli mancava? Non riusciva a spiegarselo. Forse, se suo “padre” fosse stato più presente, tutti questi dubbi non li avrebbe mai avuti. Forse… ma Bart preferiva così. Se Homer fosse stato veramente presente, lui non sarebbe riuscito a maturare e diventare il bel ragazzo che era. Probabilmente non gli avrebbe permesso neanche di continuare danza. Quando, da ragazzino,aveva provato a parlarne con Homer e si era sentito rispondere che era impensabile che avesse continuato a fare danza, si era sentito crollare il mondo addosso. Fortuna sua madre- ”sia benedetta quella donna” (cit. Bart)- che, dopo aver visto il figlio piangere, aveva iniziato a prendere di nascosto i soldi dal portafoglio del marito per pagargli le lezioni, per renderlo felice. Dopo ciò, Bart aveva fatto tutto il possibile per renderla felice ed orgogliosa, aveva iniziato a non comportarsi più male a scuola e ad impegnarsi con lo studio, aiutato anche da Lisa, e a danza si massacrava pur di essere il più bravo. Era stata questa la molla che aveva fatto scattare la sua maturazione. Senza di lei, probabilmente sarebbe rimasto il ragazzino immaturo e teppista che era allora. Marge non aveva mai rinunciato a lui, e per questo le era devoto. Quando, in terzo liceo, era stato sospeso, tornato a casa non osava alzare lo sguardo per incontrare quello della madre, si sentiva malissimo per aver rotto una promessa che aveva fatto con se stesso. Ma Marge, con uno sguardo dolcissimo negli occhi, gli aveva detto che non le importava, che andava tutto bene e che era comunque fiera di lui. Bart scattò verso la madre, soffocandola in uno stretto abbraccio, e pianse, mentre lei gli accarezzava dolcemente i capelli, cullandolo in quel tenero abbraccio. Fu un quel momento che Bart capì quanto profondo era diventato il legame tra loro, e solo allora realizzò che lei sarebbe stata felice qualsiasi scelta avesse fatto in futuro, e che lo avrebbe sempre appoggiato. Sempre.
