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Gold Isn't Everything (But It Helps)
Harry osservava divertito, incapace di distogliere lo sguardo dal suo ragazzo sotto shock. Draco era immobile, le labbra socchiuse e gli occhi sbarrati: la sua espressione era tanto comica quanto inusuale. Harry avrebbe riso, ma così Draco sarebbe uscito da quella sua trance, e Harry voleva davvero sapere quanto a lungo Draco sarebbe riuscito a restare in silenzio. Dopo tutto, normalmente era davvero difficile lasciare Draco senza parole.
“Resteremo qui per un po’,” disse Harry, il congedo chiaro nel suo tono.
Il goblin in piedi accanto alla porta annuì con sussiego e uscì dalla camera di sicurezza, chiudendo la porta dietro di sé.
“Sei sicuro che questa è tua?” sussurrò Draco, facendo sbattere le palpebre a Harry per la sorpresa.
“Parla!” esclamò Harry, ma Draco non diede segno di averlo sentito. “Ne sono piuttosto sicuro,” confermò Harry, con un moto di pietà per il suo ragazzo allibito. “Ma onestamente, l’ultima volta che sono stato qui le pile non erano così grandi.” Qualcuno dei suoi folli investimenti doveva aver fruttato, rifletté Harry distrattamente.
Draco fece un verso inarticolato con la gola e poi si zittì di nuovo.
Harry non poteva davvero biasimarlo. A quanto pareva c’era stato un piccolo malinteso fra loro che per tutto quel tempo aveva portato Draco a ritenere che Harry fosse povero. E nella situazione in cui Draco si trovava al momento, quella era una preoccupazione comprensibile. Draco era stato depresso nelle ultime settimane, da quando la loro relazione era stata rivelata ai suoi genitori. I Malfoy avevano preso piuttosto male la notizia. A dir la verità, l’avevano presa in modo orribile, e avevano cacciato Draco dal Manor e, a detta loro, l’avevano anche depennato dal testamento. Harry sospettava che prima o poi avrebbero cambiato idea; dopo tutto, per quanto Harry ne sapeva, adoravano il loro unico figlio. Draco, però, non era altrettanto ottimista. In privato, Harry pensava che Draco stesse drammatizzando un po’ troppo la situazione, ma, saggiamente, non lo aveva detto al suo ragazzo.
Harry sapeva che la situazione era piuttosto spaventosa per Draco, dato che fino a quel momento aveva sempre avuto il supporto della sua famiglia. Gli era stato tolto un tetto da sopra la testa ed era stato costretto a trovarsi un lavoro, e anche se tutto quello sarebbe durato, secondo una stima di Harry, solo per un paio di mesi perché i Malfoy avrebbero sicuramente cambiato idea, restava pur sempre un territorio sconosciuto per Draco.
La cosa sorprendente era che Draco non si era comportato nel modo in cui Harry aveva immaginato. In primo luogo, Harry era rimasto allibito che Draco avesse scelto Harry invece della sua stessa famiglia (quel pensiero gli faceva ancora venire i brividi lungo la schiena, soprattutto perché Harry sapeva che Draco amava moltissimo i suoi genitori). Secondo, si era aspettato che Draco gli desse la colpa di tutto, ma non sembrava che insulti pesanti fossero in programma (anche quel pensiero gli toglieva un po’ il respiro. In senso positivo. Solo perché era una chiara indicazione che Draco aveva preso quella decisione senza alcuna intenzione di cambiare idea, per alcun motivo). E terzo, Harry era convinto che Draco avrebbe… be’… preteso di essere trattato nel modo in cui era abituato. Ovvero, avrebbe chiesto a Harry di comprargli roba costosa, e avrebbe storto il naso a tutto ciò che non era all’altezza. Certo, Draco storceva parecchio il naso, ma Harry sospettava che fosse solo un lato del suo carattere, e Draco non aveva mai dato voce a lamentele da quando era stato, in teoria, diseredato.
A Harry non sarebbe affatto dispiaciuto comperare cose per Draco. Aveva abbastanza soldi. Avrebbe potuto comprargli tutto ciò che desiderava e anche di più. Il fatto che Draco avesse rinunciato alla sua famiglia per stare con lui gli faceva venir voglia di viziarlo a morte. E glielo aveva anche detto. Gli aveva dato carta bianca e offerto un duplicato della chiave della sua camera di sicurezza della Gringotts, ma Draco aveva sempre scosso la testa e risposto “Va tutto bene, Harry. Non ti preoccupare.”
Ma Harry si preoccupava, semplicemente perché era innaturale. Draco non avrebbe dovuto essere frugale. Era una situazione bizzarra.
A quanto pareva, Draco pensava di non avere alternative. Credeva che Harry vivesse del suo salario da auror, e sebbene non fosse malaccio, non era nemmeno qualcosa di cui vantarsi. Quindi, con tutti e due poveri, la frugalità era l’unica opzione per Draco.
“Non capisco,” sussurrò Draco, ancora allibito in modo ridicolo davanti alle infinite pile di oro. “Non hai mai galeoni quando andiamo fuori a cena, e il tuo appartamento è… e i tuoi vestiti sono…”
“Cos’hanno i miei vestiti che non va?” rispose Harry, offeso, guardando la sua maglietta verde e i jeans blu scuro. “E cos’ha che non va il mio appartamento? Ed è stata solo una volta, Draco! Mi ero dimenticato di ritirare un po’ d’oro dalla banca. Falla finita.” Harry si accigliò. “È per questo che insisti sempre per pagare la cena? Perché quella volta non avevo galeoni con me? Quanto povero credevi che fossi?”
Draco gli lanciò un’occhiata, e il suo sguardo passò sugli abiti di Harry. “Estremamente.”
Harry sbuffò mentre Draco tornava a guardare di fronte a sé.
“Questo è…” cominciò a dire Draco, facendo un respiro profondo. Si leccò le labbra, gli occhi ancora sgranati che riflettevano i lucenti cumuli di monete d’oro. Harry doveva ammettere che Draco sembrava… giusto un po’ pazzo. “Sei ricco!” esclamò Draco, come se quel fatto gli fosse entrato in testa solo in quel momento. O gli ci fosse voluto tutto quel tempo per riuscire a esprimersi.
“Sei fin troppo entusiasta a riguardo,” disse Harry, facendo notare l’ovvio.
“Ti rendi conto di cosa significa?” proseguì Draco, chiaramente ignorando l’accusa di Harry. “Per prima cosa, i miei genitori ti adoreranno!”
Harry guardò il suo ragazzo con aria confusa. “Non sono più arrabbiati perché non avranno un erede Malfoy piuttosto che per il fatto che io sono, be’, io e che sono povero?”
“Be’,” Draco si calmò per un momento, “sono ancora arrabbiati con me. Ma adoreranno te. È un passo avanti, credo.”
“Hmm. E per seconda?” lo incitò Harry con curiosità.
Il ghigno di Draco passò da felice a predatore, confondendo Harry e lasciandolo un po’ senza fiato allo stesso tempo. “Significa che non devo–” cominciò a dire Draco, ma poi si zittì di colpo, stringendo le labbra in una linea sottile. Lanciò a Harry un’occhiata speculativa.
Harry si agitò, innervosito dal comportamento di Draco. “Non devi– mmmf!” Harry ansimò quando Draco lo baciò, afferrandogli una manciata di capelli scuri con una mano e facendo scivolare l’altra intorno alla sua vita, con la chiara intenzione di slinguazzarlo a morte. E con un successo spettacolare. A Harry si arricciarono le dita dei piedi mentre la lingua di Draco sfregava sul suo labbro inferiore per poi scivolargli in bocca, muovendosi ed esplorando in modo estremamente delizioso. Il mondo vorticò e Harry si sentì disorientato per un momento, finché le sue spalle non colpirono la dura superficie del muro, mentre alla sua testa fu risparmiato lo stesso impatto dalla mano di Draco che era ancora affondata nei suoi capelli.
Sebbene fosse stordito, Harry aveva comunque intenzione di lamentarsi: quello non sembrava un buon posto per cose del genere, ma la gamba di Draco si insinuò tra le sue, e la coscia forte di Draco premette in un certo modo contro il sesso di Harry, tanto che Harry si dimenticò di protestare per via del desiderio crescente.
Draco staccò la bocca, il fiato corto e l’aria di voler dire qualcosa, ma sembrò cambiare idea, e invece premette ustionanti baci a bocca aperta sul collo di Harry. I denti di Draco lo torturarono con dei piccoli morsi, subito placati da umide passate di lingua. Harry rabbrividì e sgroppò, facendo buon uso della gamba strategicamente piazzata di Draco (dato che era già in posizione) e Draco copiò il movimento con un guizzo dei fianchi.
“Draco,” ansimò Harry mentre Draco gli mordeva il mento, forse avendo mancato la bocca, e procedeva a ricoprirgli di bacetti la mandibola. “Non dovremmo. Non qui.”
“Hai ragione.” Inaspettatamente, Draco si fermò e si scostò un po’, e quella gloriosa, utile gamba sparì dal suo posto in mezzo alle cosce di Harry.
Harry farfugliò, indignato. “Non dovevi essere d’accordo, scemo,” disse a un Draco accigliato prima di afferrarlo per le spalle e spingerlo verso il centro della stanza. Durante la zuffa che seguì, da cui Harry emerse vincitore, si ritrovarono stravaccati su una delle tante pile d’oro, i vestiti totalmente incasinati e il fiato corto.
“Il goblin…” gli ricordò Draco, sdraiato in mezzo ai duri, freddi galeoni, tutto rosso e inerme sotto a Harry.
“È fuori,” disse Harry con noncuranza, afferrando i polsi di Draco con una mano e spingendo l’altra in basso, verso la vita di Draco, prendendosi un momento per solleticare e stuzzicare la scia di morbidi peli sottili che spariva sotto la vita dei pantaloni. Ridendo senza volere, Draco riuscì a liberarsi i polsi e a prendere l’altra mano di Harry, facendogli invece afferrare la sua eccitazione.
“Così va meglio,” mormorò, le labbra aperte e gli occhi socchiusi mentre ansimava.
Harry gli diede corda con un paio di carezze strizzate, poi si concentrò a togliergli i pantaloni, cosa che si dimostrò piuttosto difficoltosa perché Draco continuava a divincolarsi e contorcersi e lamentarsi riguardo al venire spogliato, come se non fosse stato lui a dare inizio a tutto. Con i pantaloni di Draco tolti a metà, anche se ancora penzolanti dal suo piede sinistro, Harry si prese un momento per riprendersi, dato che lo sforzo per spogliare Draco l’aveva lasciato un po’ a corto di fiato.
“Allora?” lo pungolò Draco con impazienza, sussultando quando le monete sotto di lui tintinnarono.
“Sei scomodo?” gli chiese Harry preoccupato.
Draco gli lanciò un’occhiata strana. “Sono sdraiato su un mucchio di galeoni e spero che il mio ragazzo sia sul punto di scoparmi a morte… penso di essere molto comodo.”
Harry ghignò, allungò una mano per prendere la propria bacchetta e senza cerimonie lanciò i necessari incantesimi. Draco trasalì per quella che Harry sapeva essere una sgradevole sensazione di liquido freddo e denso che ricoprì il suo buco. Non incline a perdere tempo, Harry si piegò in avanti e gli ficcò la lingua in bocca nello stesso momento in cui gli spingeva due dita nel culo. Draco guaì per la sorpresa, sgroppando, per poi emettere dei versi bassi, quasi delle fusa, che colpirono Harry dritto alle parti basse.
Monete d’oro precipitarono all’impazzata intorno a loro, rendendo la loro posizione instabile.
Fuori dalla camera di sicurezza, il goblin tossì forte.
Entrambi si bloccarono e Draco sibilò, “Datti una mossa!”
Harry non se lo fece ripetere due volte. Liberò le dita e afferrò le caviglie di Draco, sollevandole e poi spingendole indietro, finendo col piegare Draco in due. Mentre Harry si abbassava i jeans, Draco emise dei versi indistinti che si tramutarono in gemiti quando Harry lo penetrò. Harry si spinse dentro con lentezza, godendosi la stretta e il calore che lo avvolsero, solo parzialmente cosciente del forte ringhio che gli uscì dalla gola e che il goblin fuori starnutì in modo poco convincente.
“Merlino! Insomma… muoviti!” gemette Draco, allungando una mano per afferrarsi l’uccello.
“Sono sempre solo Harry”, rispose distratto, mentre si tirava indietro e affondava di nuovo.
E poi fu perso.
Martellò nel culo di Draco, dimenticandosi di tutto tranne che le squisite sensazioni che lo spingevano a muoversi più velocemente, a far scattare i fianchi con ritmo frenetico mentre mirava con cura alla prostata di Draco. Draco si muoveva sotto di lui, le sue spinte verso l’alto in risposta altrettanto forti, e stava facendo impazzire Harry di desiderio.
Harry era cosciente in modo vago di Draco che gemeva forte, mentre le sue dita colpivano ritmicamente gli addominali di Harry. Era sull’orlo dell’orgasmo quando Draco sgroppò all’impazzata e del liquido ricoprì i loro stomaci, ma poi un forte schianto echeggiò nella sala.
Harry si sentì scivolare e piroettare prima che un intenso dolore gli scoppiasse in testa.
Confuso, Harry sbatté le palpebre e aprì gli occhi, rendendosi conto che per qualche ragione si trovava sdraiato sulla schiena con Draco sopra, a cavalcioni sulle sue anche. Il mucchio di oro su cui si erano stesi prima non era più classificabile come ‘pila’, dato che le monete erano sparse in ogni direzione. Harry aprì la bocca per chiedere cosa fosse successo, ma poi colse l’espressione molto peculiare di Draco.
“No, va tutto bene. Siamo a posto,” disse Draco di punto in bianco, facendo sentire Harry ancora più confuso, finché non udì un fioco Sì signore, e la porta del camera chiudersi.
“Oddio!” rantolò Harry, inorridito. Le guance di Draco erano rosa e i suoi occhi erano chiusi. “Siamo scivolati e caduti?” chiese Harry, terrorizzato, mentre Draco annuiva. “E il goblin è tornato indietro…?” Harry gemette sollevandosi, combattendo contro il mal di testa. Doveva aver sbattuto la testa piuttosto forte. Se l’era cercata, a fare una cosa del genere proprio lì. “Dovremmo andare a casa,” borbottò, imbarazzato e un po’ sorpreso di essere ancora duro e ancora ficcato a fondo in Draco. In tutta onestà, quello che voleva davvero era venire. Proprio in quel momento.
Gli occhi di Draco si aprirono di scatto. “Oh, no. Il goblin mi ha sentito ululare, ora sentirà te fare lo stesso.”
Harry ebbe solo il tempo di sbattere le palpebre una volta prima che Draco lo spingesse di nuovo giù con forza. Aveva intenzione di lamentarsi, ma gli occhi di Draco brillarono di una luce vendicativa quando lo afferrò per le spalle e strizzò con forza l’uccello di Harry con i suoi muscoli interni.
Harry urlò, più per la sensazione improvvisa che per lo shock o il dolore.
“Cazzo,” gemette disperato, mentre Draco si muoveva, alzandosi e abbassandosi con vigore impossibile, insopportabilmente stretto intorno al dolorante uccello di Harry. “Cazzo!” ripeté, incapace di pensare qualsiasi altra parola. Si sentiva le gambe staccate dal corpo e aveva perso la capacità di muoversi. Non era in grado di fermare i gemiti rumorosi mentre Draco lo cavalcava senza pietà, roteando i fianchi e schiacciandosi verso il basso, lo sguardo fisso sulla faccia di Harry. E forse era quell’immagine di Draco, così concentrato sul farlo venire, la sua espressione determinata, i denti scoperti e i capelli arruffati intorno al volto, che lo fecero quasi impazzire.
Harry tremò quando Draco si piegò in avanti, la voce bassa e pericolosa mentre sussurrava, “Forza, Potter. Urla.”
E Harry lo fece. Urlò e venne, torcendosi e dibattendosi, blaterando uno spezzato “Oddioddioddio!” e udendo a malapena un divertito “Sono sempre e solo Draco.”
Harry pensò di aver di nuovo perso i sensi, ma poi il goblin ebbe un altro attacco di tosse e quello lo riportò in sé. Fortunatamente, quell’essere ficcanaso non rientrò, e Harry tentò di calmare il suo cuore che batteva in fretta mentre faceva degli enormi respiri profondi.
“Ma insomma!” annaspò.
Draco aveva un’aria estremamente soddisfatta. “Tz, tz. Sei così rumoroso, Harry.”
Harry sbuffò senza fiato. “È tutta colpa tua. Sei tu quello che è andato su di giri alla vista dell’oro.”
“Oh, giusto. Sei ricco!” disse Draco con gioia, il suo buon umore tornato insieme a quel ricordo. E, come per dimostrarlo, si piegò e baciò Harry con passione, rubandogli il fiato a malapena ritrovato.
“Sei così ridicolo,” dichiarò Harry quando smise di girargli la testa.
Draco era ancora sopra di lui, sorridente e con l’aria soddisfatta. “Potrei evocare uno specchio per mostrarti chi di noi due ora sembra più ridicolo.” Draco allungò una mano per sistemargli gli occhiali che, a un certo punto, dovevano esser stati urtati. Non che Harry lo avesse notato… stava comunque avendo problemi a mettere a fuoco gli occhi.
Vedendo Draco di nuovo così estatico, Harry inclinò la testa, ricordandosi una cosa. “Cosa volevi dire? Prima, quando hai detto che questo significa che non dovrai preoccuparti di qualcosa? Di cosa?”
Draco sgranò gli occhi e si morse un labbro con aria agitata. “Non ci pensare,” borbottò.
Harry continuò a fissarlo, sapendo che se lo avesse fatto abbastanza a lungo Draco avrebbe ceduto. Come previsto, dopo una lunga battaglia di sguardi, Draco sospirò in segno di sconfitta. “È solo,” disse, mentre gli si coloravano le guance. “Avevo questo piano. Volevo portarti a casa, e mettere gli elfi domestici al tuo servizio. E volevo comprarti vestiti costosi e tutto quello che quei disgraziati della tua famiglia non si sono mai degnati di darti. Volevo viziarti da morire. E ora non posso più farlo.” Draco sembrava mortificato.
Qualcosa di caldo si agitò in Harry e gli ci volle un bel po’ per ritrovare la voce.
“Quindi i galeoni non solo ti eccitano, ma ti rendono anche sentimentale?” disse infine Harry, optando con poca convinzione per una battuta, invece di dire qualcosa di altrettanto sentimentale che li avrebbe fatti sembrare entrambi sdolcinati in modo imbarazzante.
Con un sospiro di sollievo, come se si fosse aspettato che Harry avrebbe riso di lui, Draco ghignò, piegò la testa e posò le labbra contro il collo di Harry. “A quanto pare,” mormorò.
Harry fece un sorriso enorme mentre gli accarezzava i capelli. Sbatté le palpebre per librarsi gli occhi da un velo indistinto, sentendosi commosso e amato, e senza alcun desiderio di muoversi, mai più. Per quanto lo riguardava, potevano restare lì per sempre. A Draco il posto sembrava piacere.
“Harry?” disse piano Draco dopo un po’.
"Hmm?"
“Possiamo comprare dei vestiti nuovi?”
“No,” rispose Harry con calma.
Ci fu una pausa, poi Draco tentò di nuovo. “Nuovo appartamento?”
“Ci penserò. Ci penseremo. Un giorno, quando decideremo di,” e lì Harry scelse le parole con cura, “sistemarci.”
Draco sollevò la testa con un sorriso tutto denti e guardando Harry con aria civettuola attraverso le ciglia abbassate. “Cielo, Harry Potter, mi hai per caso appena chiesto di sposarti?” domandò con una ridicola voce in falsetto.
Harry arrossì, distogliendo lo sguardo. Si prese mentalmente a calci. E pensare che stava tentando di non dire nulla di sentimentale!
Il suo sguardo si posò su un oggetto sul pavimento accanto a lui, e Harry trovò di nuovo la salvezza nell’umorismo. Sorridendo, prese l’oggetto e lo sollevò in aria. Era un pacchiano anello d’oro con incastonati un sacco di rubini che brillavano alla luce delle candele. “Immagino di sì. Mi vuoi sposare, Draco Malfoy?” Tentò di dirlo in tono scherzoso, ma il respiro gli s’inceppò lo stesso.
Draco sbatté le palpebre, e qualcosa gli guizzò negli occhi per un momento, ma poi rabbrividì in maniera esagerata, arricciando il naso per sicurezza. “Se lo butti via potrei accettare.”
Immediatamente l’anello finì sul pavimento dall’altro lato della camera di sicurezza.
Draco agitò le sopracciglia, il sorriso enorme. “Oh, cielo. Mi sono trovato un marito ricco.”
Harry sorrise beato, ancora incredulo che fosse successo davvero. Draco gli fece dono di un altro bacio prima di scuoterlo da quello stato di euforia alzandosi di scatto. “Forza, caro il mio fidanzato ricco. Dobbiamo andare!”
Harry si sollevò sui gomiti e si accigliò. “Dove?”
“A fare compere, naturalmente,” disse Draco in tono serio, cercando di infilarsi i pantaloni. “Dovremmo prendere un nuovo letto e delle lenzuola di seta. E c’è una bella tunica che ho visto l’altro giorno. E poi mi puoi offrire la cena e molte altre cose che sono certo vorrai regalarmi. Essendo un futuro marito così premuroso e tutto il resto.”
Harry gemette, ma internamente stava sorridendo. Quando Draco si fosse reso conto che sentire la parola marito lo faceva sciogliere, non ci sarebbe più stato un freno alle sue richieste stravaganti. Sembrava che il suo ragazzo fosse tornato a comportarsi come ogni ragazzino viziato doveva fare.
E dato che ormai sapeva cosa si nascondeva sotto quel comportamento, Harry non lo avrebbe voluto diverso.
Fine
